CORONAVIRUS | Gli operatori del turismo: c’è il rischio di regalare agli stranieri il nostro made in Italy

Turismo in crisi, lettera degli operatori del settore al ministro Franceschini: “Nel vostro silenzio, già a giugno sarà a fortissimo rischio il lavoro di 50 mila persone, con tutte le conseguenze per le loro famiglie e con un danno enorme per l'economia, l'occupazione e la società italiane”

Nardo Filippetti, presidente Astoi Confindustria Viaggi, il comitato promotore #ripartiamodallitalia, Gabriele Burgio (presidente Alpitour World), Franco Gattinoni (presidente Gruppo Gattinoni), Stefano Dall’Ara (presidente Robintur Travel Group) e il presidente FTO Federazione del Turismo Luca Patanè, in una lettera al ministro Franceschini pubblicata oggi dal Corriere della Sera scrivono: “C’è una ‘grande azienda’ italiana che sta morendo di coronavirus e, se non riceverà immediatamente ossigeno, non supererà l’estate, trascinando nel baratro un enorme indotto”.

Questo, spiegano, “perché, una volta riaperto, non avrà nulla da vendere e nessuna entrata ancora per molti mesi. Si tratta del turismo organizzato, che nel nostro Paese conta 75 mila addetti: un’immensa platea per la quale il suo dicastero ed il governo non hanno ancora assunto provvedimenti significativi”.

“Nel vostro silenzio, già a giugno sarà a fortissimo rischio il lavoro di 50 mila persone, con tutte le conseguenze per le loro famiglie e con un danno enorme per l’economia, l’occupazione e la società italiane”.

Tour operator, agenzie di viaggio, società di business travel che, ricordano i firmatari e i sostenitori del “Manifesto del Turismo per l’Italia”, hanno un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro e 13.000 aziende e che “già oggi hanno sostenuto ingenti spese straordinarie per tutelare i propri clienti, non solo durante l’emergenza, e perderanno nove mesi delle entrate del 2020” mentre stanno “continuando a disdire prenotazioni e appuntamenti fino all’autunno inoltrato”.

“Gli operatori esteri del settore — dei quali altri governi europei si sono occupati con generosità e lungimiranza — sono pronti ad approfittare di questa industry del made in Italy, accaparrandosi business e risorse di imprese sane, ma ora in ginocchio” avvertono.

“Chiediamo, a gran voce, interventi urgenti e mirati, a partire dal sostegno immediato al mancato reddito, a fondo perduto”, “chi non ascolterà oggi il nostro grido di aiuto, non potrà lamentarsi della rovina del turismo italiano e di migliaia di imprese chiuse, di 50 mila persone private del lavoro e di un comparto svenduto alle multinazionali estere che sfrutteranno il nostro enorme patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale, enogastronomico”.