CORONAVIRUS | America Latina, 411 morti. Sempre più chiusure fino a dopo Pasqua

Diversi governi di fronte all’emergenza Coronavirus sono stati costretti ad allungare le misure di restrizione su spostamenti interni e attività economiche fino a dopo Pasqua

Sono 411 le sin qui vittime legate al contagio da nuovo coronavirus in America latina. L’incedere dell’emergenza, che coinvolge oramai tutti i paesi della regione, sta spingendo diversi governi ad allungare le misure di restrizione su spostamenti interni e attivita’ economiche fino a dopo Pasqua.

In Messico si contano 1.094 casi di contagio, il 4 per cento guariti, e 28 morti. Il 24 marzo il governo ha decretato l’ingresso nella fase due dell’emergenza, varando le misure di contenimento sociali in tempo considerato utile per raffreddare l’attesa esplosione dell’epidemia. Solo una settimana dopo, si e’ entrati nello stato di emergenza sanitaria.

A Panama si registrano ad oggi 1075 casi confermati e 26 decessi. Il presidente Laurentino Cortizo ordina una serrata totale, a tempo indefinito, su tutto il territorio nazionale.

Scattata la quarantena a Cuba, 170 casi di contagio, quattro morti, di cui un turista italiano di 61 anni, e un paziente guarito.

Alla Costa Rica, con 330 casi confermati e due morti, va il primato di aver registrato il primo caso in America Centrale. Chiuse le scuole, le spiagge e le frontiere fino a meta’ aprile, forze armate spiegate al confine con il Nicaragua. In Guatemala, 36 contagi e un morto, il presidente Alejandro Giammattei ha disposto un coprifuoco dalle 16 alle 4, freni all’ingresso di stranieri e al trasporto locale fino al 12 aprile. Cancellati i voli per il rimpatrio dei migranti dagli Usa.

Stato di emergenza nazionale anche nella Repubblica Dominicana, dove ad oggi si contano 901 contagi, 42 morti e tre guariti.

Le cifre ufficiali riferiscono di quattro casi di contagio e un morto in Nicaragua, anche se diversi settori, tra cui la chiesa cattolica e la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh), denunciano poca trasparenza nelle informazioni. Il virus viene certificato in El Salvador solo il 18 marzo, 32 casi, ma il presidente Nayib Bukele per “evitare quello che e’ successo in Italia, Spagna e Usa”, ha disposto da subito quarantena assoluta fino al 13 aprile.

In Honduras, con 139 casi e tre morti, vige la quarantena obbligatoria a tutti i viaggiatori in arrivo dai paesi a rischio, il coprifuoco nazionale e lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Sale a 15 il numero di contagi ad Haiti.

La Colombia – che ad oggi conta 798 casi di contagio, di cui almeno dieci guariti e 14 morti – entra dal 24 marzo al 13 aprile in quarantena totale, con la sospensione degli spostamenti interni limitata ai casi di necessita’ e urgenza. Molte le misure di sussidio economico alle classi meno abbienti, restituzione alle famiglie Iva a fine marzo. Dal 17 marzo e al 30 maggio frontiere aperte solo alle merci e -previa quarantena – a colombiani e stranieri residenti. Stop a voli internazionali fino a meta’ aprile.

In Venezuela, che denuncia 129 casi di contagio, si contano tre morti. Stato di “emergenza permanente” su tutto il territorio nazionale, con restrizioni piu’ severe nelle zone piu’ colpite. Censiti i primi casi di contagio “comunitario”. L’alto commissario diritti umani Onu chiede di sospendere le sanzioni a Caracas per alleviare gli effetti della crisi.

Allarme scattato anche in Bolivia – con 107 casi di contagio e sei morto. Emergenza sanitaria e quarantena su tutto il territorio nazionale, dal 18 marzo al 31 marzo. Dal 25 marzo al 15 aprile chiusura totale delle frontiere e severe restrizioni ai movimenti interni. Stop anche alle rotte di trasporto pubblico passeggeri tra le varie province, con transito consentito solo alle merci.

L’Ecuador presenta i numeri piu’ allarmati dopo quelli del Brasile: 3.232 casi e 62 morti: coprifuoco dalle 14 alle 5, isolamento domiciliare per chi arriva dai paesi a rischio. Dal 16 marzo sono chiuse le frontiere e sospesi i voli internazionali. A fronte dell’emergenza, aggravata dalle tensioni internazionali sul prezzo del petrolio, il presidente Lenin Moreno ha varato tagli da 1,4 miliardi di dollari alla spesa.

Il Brasile, dove e’ stato confermato il primo caso nella regione, si conferma ad oggi il paese piu’ colpito, con 4.579 casi confermati e almeno 159 pazienti morti. Il governo ha abbandonato le iniziali posizioni moderate chiudendo le frontiere terrestri e frenando i voli in arrivo da Asia e Ue. Querelle tra governo federale e stati sulla necessita’ di imporre o meno serrate totali. Il parlamento ha approvato la richiesta del governo di sforare i limiti di spesa del 2020.

Stato di emergenza anche in Peru’, dove si conta un totale di 950 casi e 24 morti. Il presidente Martin Vizcarra chiude le frontiere, e impone 15 giorni di quarantena obbligatoria a tutta la popolazione. Rimangono possibili i “movimenti di merci e la produzione di farmaci e di beni di prima necessita’”.

In Argentina, dove il 7 marzo e’ stata registrata la prima morte per la Covid-19 in America latina, i casi confermati sono a 966, con 24 decessi. Quarantena su tutto il territorio nazionale fino al 14 aprile. Varato un piano da circa dieci miliardi di euro (circa due punti di pil) per sostenere produzione, lavoro e consumo: si allontana l’obiettivo del pareggio fiscale entro i prossimi tre anni, sin qui considerato una priorita’.

Il coronavirus e’ emergenza anche in Cile, con 2.449 casi confermati e otto morti. Il presidente Sebastian Pinera ha decretato lo “stato di catastrofe” per 90 giorni, affidando alle Forze armate la gestione dell’ordine pubblico. Chiuse tutte le frontiere e movimenti limitati all’interno. Rinviato a ottobre il referendum sulla riforma della Costituzione preparato in risposta alle proteste sociali di inizio anno.

Il nuovo coronavirus e’ anche in Paraguay, dove si registrano 64 casi, con tre decessi. Decretata emergenza sanitaria in tutto il paese, con coprifuoco notturno. Un 30 per cento dei posti di frontiera rimarranno aperti per il rimpatrio solo di connazionali e stranieri residenti. Scuole ed eventi pubblici chiusi per 15 giorni. Dal 13 marzo sospesi tutti i voli dall’Europa e isolamento obbligatorio per chi viene dalla zona Ue.

Il governo uruguaiano di Luis Lacalle Pou ha chiuso le frontiere con il Brasile, eccezion fatta per i residenti nelle zone di confine e con l’Argentina. Dal 24 marzo si vietano le uscite dal paese per fini turistici. Contati sin qui 320 casi di contagio e un morto. L’Uruguay, insieme al Brasile, e’ inoltre uno dei pochi paesi della regione a non aver decretato ancora una quarantena generale. A fronte delle critiche dell’opposizione Lacalle Pou, ha ribadito che le misure adottate “sono per il momento sufficienti”. Il governo punta a un’estesa politica di test, anche se non esclude l’adozione di ulteriori misure “nel caso il virus si propagasse in modo esponenziale”. (NOVA)