Contraffazioni alimentari, e dopo l’olio extravergine?

Vedremo dove ci porterà lo specifico scandalo della presunta truffa di alcuni oli di oliva che venivano venduti come extravergine, giunta ormai nei fascicoli della Procura della Repubblica, e su cui – al momento – sembra non ci siano ombre di dubbio. Aziende blasonate e storiche ne sono coinvolte, e quindi la vicenda brucia un po’ più del solito a consumatori, a produttori e a venditori (anche questi ultimi vittime al pari dei consumatori).

Aziende che, coi loro prezzi bassi (almeno in buona parte della grande distribuzione) di questi presunti finti oli extravergine, avevano avvicinato il consumatore più economicamente problematico all’uso e alla degustazione di quelli che credeva fossero prodotti di un certo pregio… Vedremo come finirà la vicenda.

La domanda che ora ci dobbiamo porre è la seguente: siamo sicuri di tutto quello che mangiamo, sia per qualità che per costi? Al di là delle risposte degli organismi preposti che non faranno altro che rassicurarci sulla loro costante vigilanza… quali strumenti hanno i consumatori per non farsi mettere i piedi in testa? Risposta: nessuno, a parte le proprie conoscenze, esperienze, i passaparola e le proprie fiducie nei marchi più o meno credibili e tali per i motivi più disparati (“lo uso da sempre”, “lo usava anche mia nonna”, “che bella pubblicità”, etc).

Cosa e a chi possiamo chiedere, non certo per risolvere il problema in generale, ma quantomeno per farci fare meno male? Non abbiamo alternative rispetto a mercato e autorità. Al mercato (consumatori, produttori e commercio) chiediamo maggiore attenzione perchè nei nostri piatti non finiscano dei mostri. Che non sono i prodotti ogm o quelli “non-a-chilometro-zero” che – a parte forse alcuni aspetti organolettici – di per se’ non ammazzano nessuno sia sanitariamente che economicamente, ma sono quelli con varie dizioni prettamente pubblicitarie e sostanzialmente ingannevoli, come – nella fattispecie dell’olio – naturale, tradizionale, sapori o fragranza di…, robusto, gentile, prima spremitura, dietetico, non filtrato, ecc., insieme ai prodotti spacciati come artigianali o freschi e che sono invece il loro esatto contrario.

Alle autorita’ chiediamo maggiori controlli e, soprattutto, non a campione ma estesi, diffusi e costanti. Costa di più? Certamente, ma ne vale la pena, anche perchè tra i consumatori ci sono proprio tutti, inclusi i figli e i portafogli dei controllori (quelli onesti, ovviamente).

Vincenzo Donvito, presidente Aduc – Associazione per i diritti degli utenti e consumatori