Comunali Roma, rifiuti come business: le proposte di Alfio Marchini e Maria Ioannilli

Ancora polemica sulla questione rifiuti a Roma: “I rifiuti in tutte le grandi città del mondo sono un grande business – ha dichiarato Alfio Marchini – Solo da noi la parte onerosa è a carico dell’amministrazione pubblica mentre il guadagno va ai privati. Senza demonizzare il guadagno dei privati, anche i cittadini dovranno beneficiare del reddito generato dal business dei rifiuti. I cittadini, responsabili dei quartieri, potranno vigilare sulla corretta raccolta dei rifiuti”.

Maria Ioannilli, Professore aggregato presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma “Tor Vergata”, candidata al Consiglio Comunale di Roma per la lista di Alfio Marchini, approfondisce la questione: “Cominciamo a pensare che i materiali che trasformiamo in rifiuti hanno un valore e facciamo in modo che tutti quelli che lavorano per fare in modo che questi materiali vengano riutilizzati / riciclati possano ricavare dei benefici economici dal loro sforzo. Il motto potrebbe essere: "i materiali valgono, i rifiuti costano; intercettiamo gli scarti prima di trasformarli in rifiuto e trattiamoli come materiali". Sì perché nel momento stesso in cui noi conferiamo un scarto al servizio di gestione dei rifiuti lo graviamo di un costo che sarà tanto maggiore quanto più vorremo che quel rifiuto venga facilmente riciclato”.

Secondo il Comune di Roma, nel 2011 nella nostra città sono state prodotte 1.800.000 tonnellate di rifiuti. Il 25% di questi rifiuti (circa 450.000 tonnellate) sono stati raccolti in maniera differenziata. Chi produce questi rifiuti sono circa 1.170.000 utenti domestici, pari a 2.800.000 persone, e circa 145.000 utenti non domestici, quali uffici, negozi, ospedali ecc. Tuttavia il Comune non dice quanti siano i turisti e la popolazione occasionale che ogni giorno contribuisce a produrre rifiuti a Roma.

Circa il 25 % della popolazione è servita con 5 diversi sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggi, e i cittadini serviti con il porta a porta sono passati, dal 2008 al 2011, da 30.000 a 700.000. Nello stesso periodo, però, i costi di del servizio sono aumentati di più del 50% e nel solo 2011 le tariffe applicate agli utenti serviti sono aumentate del 6-7%. In ogni caso, la resa, in termini di riciclo, dei materiali raccolti in maniera differenziata, è molto bassa perché questi materiali, in particolare quelli raccolti nei cassonetti multi materiali, sono molto sporchi.

Il compito che il Comune di Roma ha assunto è quello di portare la percentuale di raccolta differenziata al 50% nel triennio 2012 – 2015, adottando, secondo quanto previsto dal Piano regionale dei Rifiuti del Lazio, una modalità estesa di raccolta porta a porta monomateriale. “Ipotesi folle – prosegue il candidato – che non prende in considerazione che, solo per servire gli utenti domestici, avremmo bisogno  di 580.000 raccoglitori domiciliari (uno per ogni frazione), 189.701.078 sacchi compostabili per anno per la frazione organica, 63.233.693 per anno per la raccolta di plastica/metalli. Inoltre dovremmo dismettere 50.847 contenitori stradali e sostituirli con circa 20.000 campane stradali per la raccolta del vetro. E la raccolta porta a porta costa in media più del doppio della stradale, ed è molto poco efficiente dal punto di vista ambientale. Ma la follia più grande è non tener conto che a Roma una parte molto importante dei rifiuti (35% – 40%) proviene da raccolte non domestiche, le cosiddette "utenze assimilate", e che questi rifiuti, in massima parte, finiscono nelle raccolte indifferenziate pur essendo più facilmente intercettabili ed in generale migliori dal punto di vista qualitativo. Ed ancora più ingenerale, è folle continuare a perseguire un modello secondo il quale prima trasformiamo i nostri scarti in rifiuti e spendiamo ingenti risorse economiche per farli raccogliere, e poi spendiamo enormi risorse economiche per cercare di ri-trasformare i rifiuti in materiali. Il tutto con risultati praticamente nulli”

Le proposte del candidato Maria Ioannilli sono semplici: 1) trasformiamo i nostri scarti in materiali invece che in rifiuti e permettiamo ai cittadini di "venderli" all’interno di filiere brevi del riciclo, ricevendone anche benefici dal punto di vista tariffario. Esiste una legge che ce lo permette (DL 201/2011) ma pare si faccia difficoltà a toccare il grande business della gestione degli imballaggi; 2) favoriamo la gestione consortile di specifiche frazioni di materiali riciclabili da parte dei piccoli utenti non domestici  "assimilati", a cui corrispondere per questo uno sconto tariffario; 3) puntiamo ad intercettare i materiali prodotti dalle grandi utenze non domestiche "assimilate" (ministeri, ospedali, grandi uffici pubblici e privati etc.), qualitativamente migliori e più facilmente raccoglibili; 4) favoriamo il compostaggio condominiale permettendo che il compost prodotto venga gestito in modo economico all’interno della filiera dei compostatori.