Comitato italiani all’estero al Senato, l’intervento integrale di Aldo Di Biagio (SC)

Discussione Generale su Mozione che istituisce il Comitato per le questioni degli Italiani nel Mondo

Signor Presidente,
Onorevoli colleghi,

la mozione quest’oggi in esame – in una delle prime occasioni di confronto parlamentare – rappresenta un momento dal valore simbolico oltre che istituzionale. Che risulta ancora più amplificato dal fatto che si vuole ancora affrontare  –  con maggiore attenzione – le questioni relative alle nostre comunità oltre confine. E al complesso mondo che le caratterizza. E l’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, rappresenta la volontà trasversale di creare una ulteriore cornice istituzionale. Entro la quale approfondire le istanze, condividere le progettualità e capire le prospettive di un mondo che è in evoluzione. Proprio per questo ho voluto sottoscrivere, insieme ad altri colleghi del mio gruppo, la mozione in esame.

Comprendo anche le evidenze sollevate dall’amico Casini in merito alla opportunità di strutturazione del Comitato, che possono essere di certo approfondite, ma voglio segnalare che io sosterrò in ogni caso la costituzione del Comitato, in virtù del ruolo che esso sarà chiamato a svolgere. Per sottolineare che ogni utile percorso di rinnovamento del ruolo dell’Italia nei confronti dell’altra Italia – quella oltre confine – debba partire proprio da questa aula. Riprendendo un progetto che parte da lontano e che si è inteso sviluppare nel corso delle ultime tre legislature. Attraverso un’esperienza strutturata e dalla quale bisogna trarre quegli argomenti e quelle esperienze per fare meglio e di più, nei mesi che verranno. E’ interessante – a mio parere – che proprio oggi si sia voluto affrontare questo argomento.

A poche settimane dal voto, all’indomani del quale si sono puntualmente sollevate le solite e demagogiche remore, circa la legittimità del voto degli italiani all’estero. Confermate da fantasiose proposte di abolizione della legge Tremaglia. In questo scenario, ribadire la condivisa esigenza di un rinnovato strumento di collegamento tra Parlamento e connazionali, può rappresentare un’occasione di emancipazione. Culturale prima ancora che politico-sociale. Espressione di una nuova volontà di autocoscienza del Paese rispetto a quello che è stato il fenomeno dell’emigrazione italiana. In queste settimane, come dicevo, si è ritornato a parlare delle dinamiche elettorali oltre confine. Come un sistema fallato, lacunoso non solo sotto il profilo organizzativo ma addirittura normativo. Si è ritornato a parafrasare il vecchio principio dei coloni americani alla vigilia dell’indipendenza quale quello del No taxation without representation, tramutato in no representation without taxation. Quasi a voler forzare – con un eccesso di demagogia – la presunta illegittimità della legge Tremaglia. Perché i connazionali vengono ancora etichettati come coloro che non pagano le tasse, dunque non degni di avere una rappresentanza. Un Principio che – purtroppo – compromette anni di evoluzione legislativa del nostro Paese e soprattutto l’impalcatura stessa dello Stato di Diritto. Dinanzi al quale dovremmo riflettere prima di commettere errori sull’onda dell’emotività. Parlare di rappresentanza illegittima dei connazionali allontana il discorso dal reale. Trascinare la legge Tremaglia in una deriva riformatrice rischia di creare un deprecabile vulnus democratico da cui l’Italia sembrava essersi emancipata proprio nel 2001. Forse a qualcuno sfugge che la maggioranza dei connazionali paga imposte, ad esempio l’Imu, la tares su piccole abitazioni ancora possedute in Italia. Unico e semplice legame con le proprie origini. Forse dimenticano che molti connazionali hanno un reddito assoggettato ad irpef in Italia in virtù – talvolta – del tipo di lavoro svolto.

Si tende a dimenticare che cosa siano gli Italiani nel Mondo. Forse la memoria corre a vecchie immagini dell’emigrazione, rimuovendo il particolare che nel frattempo di anni ne sono passati. Gli Italiani che oggi sono all’estero, oltre alla vecchia emigrazione, rappresentano una nuova scenografia sociale.
Giovani professionisti, animati da ambizioni che vogliono muoversi in uno scenario lavorativo, culturale e sociale nuovo. Portando avanti l’eccellenza. Questa è l’Italia "oltre l’Italia". E questa aula deve tenerne conto e creare le condizioni affinché si possano rimodulare gli strumenti normativi a scenari che cambiano. Gli Italiani nel Mondo non sono un bacino elettorale o un capitolo di spesa. Non sono un appendice del Paese, animata da privilegi o da illegittime pretese. Sono una risorsa per il Paese: il motore dell’internazionalizzazione, della valorizzazione del Made in Italy oltre che il veicolo di eccellenze. E dare attenzione a questo mondo vuole dire mettere al centro il futuro dell’Italia. Questa non è retorica ma un’analisi oggettiva. Attraverso la quale non si vuole però difendere ciecamente ogni sfumatura delle dinamiche di rappresentanza e di modalità di esercizio del voto. Ma non possiamo permettere che si parli di equazione "voto estero – illecito", perché si peccherebbe di grossolana superficialità.

Gli illeciti che sono stati legati all’esercizio del voto all’estero, alcuni debitamente sanzionati, non appartengono ai connazionali. Né hanno nulla a che vedere con il loro mondo.  Di contro quanto di deprecabile è successo, è solo da addebitare alla superficialità della politica, alla malavita che si insinua in un sistema pieno di lacune. Non confondiamo i due livelli. Prima di fare delle valutazioni sarebbe il caso di approfondire l’argomento, non fermarsi a facili pregiudizi. In più occasioni, insieme ad altri colleghi del gruppo, abbiamo evidenziato la necessità di valutare l’ipotesi di rettifica della Legge Tremaglia. Rivedendo punti complessi che la caratterizzano, che possono – e ne sono certo – essere trattati proprio nell’ambito del costituendo Comitato. Così come è accaduto nel corso della ultima legislatura in occasione della quale al Comitato è stato sottoposto anche l’esame e l’approfondimento di tematiche complesse coma la riforma dei Comites e del Cgie. Oltre che l’approfondimento di questioni legate alla rete diplomatico consolare, ai servizi.

Probabilmente, e mi preme ribadirlo, il nostro Paese non ha avuto ancora modo di fare i conti con la sua storia. Fatta di piccoli tasselli di esperienza, di sacrificio e di lotte, che forse soltanto con il tempo possono ricomporsi. E noi stiamo assistendo proprio a questo. Alla costituzione lenta – ma fattiva – di una coscienza nazionale sull’ emigrazione. Dal 2001, anno dell’entrata in vigore del voto all’estero, ad oggi la strada è stata articolata, densa di sfide ma anche di grandi conquiste. E in questo percorso le remore demagogiche non sono mancate, così come non credo che mancheranno. Forse serviranno per scuotere le coscienze e parlare nuovamente – come sta accadendo oggi – di un mondo lasciato per troppo tempo a latere delle azioni di Governo. E proprio in questo scenario in evoluzione che deve inserirsi il comitato per gli italiani nel Mondo. Che componendosi di eletti all’estero e di eletti in Italia – e lo ribadisco – possa garantire quella necessaria osmosi tra reciproca conoscenza, progetti ed idee. Su cui deve fondarsi una nuova progettualità a favore degli italiani nel Mondo. Per questo auspico, certo di una condivisione, che il costituendo comitato possa divenire un ulteriore interlocutore istituzionale. E lo sarà in particolare per tutti coloro che saranno interessati a dare un contributo sull’argomento., privo di inutile demagogia. Capace di dialogare, confrontarsi e approfondire tematiche affrontate nelle commissioni competenti. Che possa essere audito dalle commissioni permanenti su determinati provvedimenti e che possa fornire documenti e relazioni su questioni di competenza. Oggi ci viene offerta una nuova possibilità per ripensare a questa magnifica esperienza di rappresentanza democrazia per i nostri connazionali. E rimettere apposto i conti con la nostra storia e con la nostra emigrazione. E noi dobbiamo ripartire da questo per aprire una stagione nuova, dove il cittadino italiano, ovunque esso risieda, venga messo davvero al centro di ogni azione politica.