Cittadinanza italiani all’estero, Fedi (Pd) a ItaliaChiamaItalia: ora puntiamo sul Senato

Tra i temi più caldi, all’interno del dibattito politico che ruota intorno agli italiani nel mondo, c’è sicuramente quello della cittadinanza. Nei giorni scorsi la maggioranza di governo, in Aula a Montecitorio, ha bocciato gli emendamenti degli onorevoli Ricardo Merlo, Mario Borghese e Renata Bueno, membri della componente MAIE, che avrebbero consentito agli italiani (ius sanguinis) di riacquistare la cittadinanza dovuta, ma finora negata.

Due emendamenti che davano pari dignità alle donne emigrate nella trasmissione della cittadinanza ai figli, anche se nati prima del 1948, e riconoscevano la cittadinanza ai residenti nei territori appartenuti all’ex Impero austroungarico e ai loro discendenti.

Apriti cielo, si è scatenato il finimondo. Una guerra a suon di comunicati stampa che poi ha avuto anche strascichi sui social network. Anche perché a votare contro gli emendamenti targati MAIE sono stati pure quattro eletti all’estero. Segnatevi bene i loro nomi: Gianni Farina, Francesca La Marca, Alessio Tacconi (tutti e tre del Pd), Fucsia Nissoli (Per l’Italia).

Insomma, quattro deputati eletti dai connazionali residenti oltre confine votano contro gli interessi degli italiani nel mondo. Perché la frittata la si può girare quanto si vuole, ma in definitiva è così che stanno le cose.

Marco Fedi, deputato del Pd eletto all’estero e residente in Australia, sceglie ItaliaChiamaItalia per commentare tutto questo gran polverone e per spiegare a suo modo cosa è successo nel Palazzo. E lo fa con una lunga premessa: “Dobbiamo sgomberare il campo dall’idea che ci sia qualcuno che non vuole raggiungere l’obiettivo di superare gli ostacoli della riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza” per quegli italiani che per un motivo o per un altro l’hanno persa. “Noi deputati di maggioranza, come i colleghi dell’opposizione, siamo impegnati a superare queste contraddizioni”.

“Cos’è avvenuto in questa occasione? Che c’è una proposta di legge popolare – prosegue Fedi – che ha aperto la discussione sul tema della cittadinanza per i nuovi migranti in Italia. Da lì è nato tutto. Fin dall’inizio noi deputati Pd avevamo detto: stiamo attenti a non creare le condizioni perché le nostre richieste vengano respinte, lasciamo che questa situazione venga approfondita al Senato, perché in quella sede si sta trattando il tema degli italiani all’estero”.

Insomma, per l’eletto all’estero “l’idea che dovevamo presentare emendamenti su questo impianto di iniziativa popolare era sbagliata nel principio. Invece poi ciascuno ha fatto a gara per presentare emendamenti prima di ogni altro, per farsi propaganda, e così abbiamo tutti iniziato a presentarne, anche perché i nostri colleghi di opposizione hanno fatto la stessa cosa. Facendo così non abbiamo aiutato nessuno, mentre gli italiani all’estero vogliono risultati”.

Inoltre “non avendo approfondito il tema, in sede di discussione si rischiava di dire qualche sciocchezza, ne sono state dette in commissione Affari Costituzionali ma anche nell’aula della Camera, anche da parte di qualche eletto all’estero. Penso all’On. Renata Bueno, per esempio, che ha affermato che nel mondo 60 milioni di italiani attendono risposte sulla cittadinanza, parole che creano le condizioni per chiudere definitivamente questa discussione. Perché dobbiamo essere chiari sulle aspettative: stiamo puntando a riaprire i termini per il riacquisto della cittadinanza per chi era italiano e la cittadinanza l’ha perduta”, una cittadinanza dovuta ma finora negata, appunto.

“Oggi nel suo intervento Ban Ki-moon ha citato in maniera molto elegante, precisa e puntuale aspetti che sono importanti per noi. Non bisogna distinguere tra migranti, ha detto, tutti hanno bisogno di solidarietà, di tutela dei diritti umani, siano essi profughi o migranti economici. E ha ringraziato l’Italia per il lavoro che sta svolgendo nel Mediterraneo e non solo. E poi ha citato gli italiani all’estero, i loro passi avanti fatti proprio grazie alla cittadinanza acquisita nei Paesi in cui sono andati a vivere. Oggi quegli italiani nel mondo rappresentano bene i Paesi che li ospitano ma anche l’Italia. Ban Ki-moon ci ha citato più volte, in contesti legati alla cittadinanza e al grande impegno italiano nel mondo. Abbiamo quindi fatto bene ad approvare la legge sulla cittadinanza e ora dobbiamo impegnarci davvero al Senato per gli italiani all’estero”.

On. Marco Fedi, resta il fatto che quattro colleghi eletti all’estero, tre dei quali del Pd, il suo stesso partito, hanno votato contro emendamenti di primaria importanza per tantissimi italiani all’estero, oppure erano “assenti”… o meglio hanno scelto di non votare.

"Dico onestamente che gli assenti hanno sempre torto. Anch’io ero assente, ma per altre ragioni, non perché non volessi votare. Non giudico la decisione dei miei colleghi. Posso dire che personalmente mi sarei attivato col mio gruppo, il gruppo Pd, per spiegare le condizioni oggettive in cui ci si trovava in quel momento e avrei provato e convincere a lasciar votare gli eletti all’estero liberamente, o con una astensione ma magari anche a favore. Si poteva incontrare un accordo su provvedimenti importanti. I parlamentari individualmente possono assumere decisioni autonome. Poi certo, c’è un richiamo alla disciplina di gruppo. E non mi scandalizzo se qualcuno rispetta il gruppo su temi come questo. Facciamo comunque parte di una squadra e non possiamo prendere le nostre decisioni liberamente. Ciascuno ha fatto ciò che ha ritenuto più opportuno. Resta il vero problema: non era la Camera la sede per porre certe questioni, sapendo già che la commissione Affari Costituzionali aveva chiaramente indicato un orientamento negativo. Presentarli e farli votare è stata una sfida inutile, che avrebbe potuto danneggiare la discussione che invece al Senato ha raggiunto un buon punto”.

Sta dicendo che hanno fatto male i colleghi dell’opposizione a presentare gli emendamenti?

“Sto dicendo che una volta acquisito l’orientamento della commissione forse sarebbe stato il caso di ritirarli”.

Queste sono dinamiche parlamentari che però non arrivano agli italiani nel mondo… I nostri connazionali sono molto arrabbiati…

“Lo so. Anche a me arrivano tanti messaggi del tipo ‘vi state occupando degli immigrati e avete abbandonato noi italiani all’estero’, no, non è così. Sappiamo tutti molto bene, noi che all’estero ci abbiamo vissuto, le battaglie che sono state fatte oltre confine per favorire l’integrazione nel Paese ospitante, per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, e tra questi c’è la cittadinanza. Non stiamo regalando niente a nessuno, perché è un processo attraverso il quale chi nasce in Italia può più facilmente ottenere la cittadinanza, per esempio chi fa un ciclo di studi; è una abbreviazione del percorso a ostacoli che avevamo. E in questo modo la legge italiana è più vicina ai Paesi in cui noi stessi viviamo. Come si può votare contro questo?”.

Dunque puntate sul Senato ora. Tempi?

“Credo si possa pensare a un iter abbastanza breve per chiudere. Entro fine anno o inizio dell’anno prossimo. Sono ottimista”.

Legge di Stabilità, Renzi l’ha presentata in conferenza stampa a palazzo Chigi. Secondo indiscrezioni, ma anche secondo quanto annunciato da qualche suo collega eletto oltre confine, nella manovra del governo sarebbero previsti tagli a capitoli che interessano da molto vicino gli italiani all’estero e il Sistema Italia nel mondo, come la promozione e la diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero…

“Prematuro per dirlo. Abbiamo un’idea sui tanti aspetti positivi di cui ha parlato il premier con la sue slide. Ma non conosciamo ancora i dettagli né l’aspetto che riguarda i tagli”.

Se fosse così, se davvero ci fossero ancora una volta dei tagli per gli italiani nel mondo, voi eletti all’estero come vi comportereste in Aula? Lei, Fedi, come voterebbe?               

“Ripeto, non ho informazioni sui singoli capitoli di bilancio. Vedremo. Non abbiamo elementi per fare previsioni sui tagli. So però che Renzi ha parlato di cooperazione e ci sarà un investimento sull’Africa. E’ evidente che se ci sono investimenti ci devono essere anche dei tagli, visto che non ci sono risorse sufficienti”.

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Imu italiani nel mondo: anche di questo Renzi ancora non ha parlato…

“Noi abbiamo posto la questione a sottosegretari e viceministri, chiedendo che venga inserita in stabilità questa misura, per evitare che noi eletti all’estero si debba correre con emendamenti per cercare di porre rimedio. Con grande ansia attendiamo di vedere il testo”.

Che aria si respira nel Pd? Il partito ha perso pezzi importanti…

“E’ un partito che nonostante tutto continua a dare fiducia, sia a chi ci vive all’interno che alla base, c’è anche qualche esponente di destra che crede in Renzi e nel Pd. Lo stato di salute del partito è migliore di ciò che qualcuno vorrebbe far credere”. 

A lei piace il Pd di Renzi o ha nostalgia di Bersani?

“No, assolutamente, non ho nostalgie. Non sono un renziano della prima ora ma sostengo Renzi, è il nostro leader, ha vinto le primarie ed è presidente del Consiglio. Stiamo cambiando il Paese in meglio”.

Però ora Ncd sta strappando sulle unioni civili… La maggioranza di governo scricchiola?

“Visto che la maggioranza non è quella uscita dalle urne, è anche legittimo che parte del vecchio centrodestra ponga la proprie questioni. Nonostante queste contraddizioni siamo riusciti a fare passi avanti. Sono convinto che si troverà una soluzione sulle unioni civili. Basterebbe qualche passo avanti. Poi, una volta che avremo una maggioranza certa uscita dalle urne, si potrà tornare a metterci mano. Meglio qualche passo avanti, sulle unioni civili, che restare fermi e continuare ad avere una situazione ormai non più sostenibile”.

Twitter @rickyfilosa