Caso Mps, il Pd nell’occhio del ciclone – di Barbara Laurenzi

Roma – “Associazione a delinquere”. È l’accusa che i pm rivolgono agli ex vertici di Monte dei Paschi di Siena e che si aggiunge a quelle già rese pubbliche nei giorni scorsi. Dall’aggiotaggio alla turbativa, dalle false comunicazioni alla truffa, sembra proprio che in Mps non si siano fatti mancare nulla tanto che, dalle ultime accuse dei pubblici ministeri, si sta delineando un fitto intreccio nel quale il filo conduttore è rappresentato dalla collaborazione con intento delinquenziale tra l’ex presidente Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale Antonio Vigni, l’ex capo dell’Area finanza Gianluca Baldassarri e i diversi manager riconducibili all’acquisto di Antonveneta e alle successive operazioni finanziarie ormai tristemente note.

Mps – Che cosa accade e quali sono le responsabilità del Pd Chi vive all’estero, forse, avrà trovato alcune difficoltà nel seguire le diverse puntate di questa infelice saga. In realtà tutto ebbe inizio con l’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps, un gesto che fu immediatamente definito “megalomane” da molti analisti finanziari non appena fu annunciato dall’allora presidente Mussari, nel novembre del 2007. Mussari concluse un accordo con la banca spagnola Santander per acquistare il 55 per cento di Antonveneta, già precedentemente smembrata e al centro dello scandalo ‘bancopoli’, a un prezzo finale di dieci miliardi di euro. Ovviamente, per sostenere una cifra di questo livello Mps varò un aumento di capitale e si indebitò fino al collo, facendo cadere anche l’omonima fondazione.

Ed è qui che entra in gioco il principale attore della vicenda, quello che chiama in campo direttamente la politica e il Partito Democratico: la Fondazione Monte dei Paschi. Come tutte le fondazioni bancarie, anche quella di Mps è nata negli anni Novanta per sostenere la graduale privatizzazione del settore, a essa spetta il possesso delle azioni e l’investimento dei dividendi. E, come sempre accade in Italia, chi dovrebbe comandare nel privato viene invece scelto dal pubblico, chi decide viene ‘deciso’ dalla politica. Politica che, in questo caso, è riuscita a distruggere uno storico istituto bancario conducendo giochi finanziari finalizzati a un uso distorto dei derivati. Signore e signori, ecco il Partito Democratico.

La fondazione è divisa in due parti: deputazione amministrativa e deputazione generale. La seconda (che elegge la prima alla quale spetta il compito di governare, di fatto, la fondazione) è composta da otto membri eletti dal comune di Siena, cinque eletti dalla provincia di Siena, uno eletto dalla regione Toscana e, infine, uno dall’università e uno dall’arcidiocesi. Impossibile non notare come quattordici su sedici membri siano eletti da enti gestiti sempre dalle stesse amministrazioni rosse, dal Dopoguerra a oggi. Quindi, in poche parole, quando nel 2009 l’indebitata Mps decise di ridividere gli utili nonostante non navigasse certo in acque tranquille (e, per farlo, dovette negoziare due operazioni di derivati con una banca giapponese), agì in questo modo per osservare il volere della Fondazione nella quale siedono le persone indicate dal Pd, espressione diretta degli interessi del partito. L’obiettivo era ottenere un utile nell’anno in corso, così che la fondazione lo avrebbe potuto ridistribuire sul territorio in base alle necessità espresse dai politici che la controllavano.

Come risponde il Pd? Si conclude qui la girandola di nomi e operazioni finanziarie che costituiscono il necessario preambolo di questa intricata vicenda. Era doveroso, per una redazione che si rivolge anche a chi vive al di fuori dei confini nazionali, delineare il quadro di una vicenda che non è chiara nemmeno a chi la vive da vicino. Ed è altrettanto doveroso chiedere a chi ambisce a rappresentarci, in Parlamento e nel mondo, come possiamo affidare un Paese in mano a persone che non hanno saputo gestire nemmeno una banca. L’interrogativo risuona da più parti, in questi giorni, e ItaliaChiamaItalia lo ha rivolto per voi ai candidati democratici.

“Si tratta di speculazioni degne della peggiore campagna elettorale – commenta decisa Laura Garavini, parlamentare uscente e di nuovo in corsa per la Camera in Europa -. Chi si azzarda a dire questo dovrebbe guardarsi bene dall’approfittare dell’utilizzo distorto di alcune dichiarazioni fuori luogo”. “Credo che Pd debba assumersi le responsabilità del Pd e il Monte dei Paschi di Siena quelle del Monte dei Paschi di Siena – dichiara Fabio Porta, anche lui deputato uscente e nuovamente candidato in Sud America -. Questa idea che il Pd sia proprietario di una banca mi pare illogica ed è chiaro che siamo di fronte alla strumentalizzazione di un caso che, invece, dovrebbe essere affrontato al di fuori di qualsiasi strumentalizzazione politica, soprattutto in un momento delicato come questo”.

I vertici della Fondazione sono nominati dal comune e dalla provincia di Siena e dalla regione Toscana. Tutto questo secondo lei non avrebbe alcun significato? Il Pd non deve rispondere di tutto questo? “È vero che i vertici della fondazione sono nominato dagli enti locali – ammette Porta -, però questo discorso vale per ogni carica pubblica e non esime le persone scelte dal dover rispondere personalmente delle propri azioni”. “Il Pd ha adottato misure immediate nei confronti degli amministratori che hanno delle responsabilità, non a caso gli unici cambi di persona sono venuti proprio dal Pd, che si parli di nostre responsabilità in campagna elettorale è banale ma è inevitabile – afferma il senatore uscente Claudio Micheloni, candidato in Europa -. Se esistono delle responsabilità di singole persone, saranno appurate dalla magistratura, il Pd come partito politico ha già fatto la sua parte, tanto che chiedevamo da tempo interventi nel settore bancario e non solo per Mps. Ripeto, purtroppo è normale che qualcuno ci speculi, ma chi ha delle colpe ne risponderà davanti alla legge”.

“Questo forte connubio tra politica, enti, società partecipate e banche ha prodotto molti danni in Italia, ma questo dato riguarda tutti ed è inutile speculare sul ‘chi’ e sul ‘come’ – commenta Franco Narducci, deputato eletto in Europa e di nuovo candidato alla Camera -. In questa vicenda esiste un nodo che riguarda tutti e consiste nel ruolo delle fondazioni bancarie, si tratta di una delle priorità da analizzare e da disciplinare secondo legge guardando anche alle legislazioni degli altri Paesi e non circoscrivendo tutto al nostro piccolo ‘orticello’”. “Il ruolo delle fondazioni deve cambiare proprio per questo fitto intreccio che si crea tra politica e gruppi bancari, noi vogliamo il mercato libero e la leale concorrenza, lo strapotere delle banche richiede da tempo una migliore governance. In questo momento tutto viene vissuto all’insegna della campagna elettorale e, quindi, si specula su un argomento delicato”.

Soldi, soldi, soldi Ciò che inquieta in questa vicenda è l’uso illecito e distorto di ingenti somme finanziarie. Gli ex vertici Mps dovranno spiegare perché, nel novembre 2007, decisero di pagare Antonveneta 9,3 miliardi di euro mentre appena due mesi prima Santander l’aveva comprata per 6,3 miliardi di euro. Per tutti i nomi prima citati si parla di associazione a delinquere proprio perché, secondo i pm, sarebbe stato concluso un patto segreto con i vertici del Banco Santander per truccare i conti e far salire il prezzo provocando una plusvalenza di oltre due miliardi.

Disgusta la pubblica morale venire a conoscenza della leggerezza con la quale viene trattato il denaro nei luoghi in cui questo dovrebbe essere, invece, reinvestito con scopi utili alla collettività. È vero, la Fondazione Mps “ha investito moltissimo in questi anni nel campo della ricerca, della cultura e della formazione” come si affrettano a ricordare alcuni. Ma quale immagine si trasmette all’elettore con la pensione minima, a un esodato senza pensione o al cittadino costretto a emigrare per trovare lavoro? Il Pd riesce spesso a rovinarsi con le proprie mani. Era partito trionfante e sta impiegando la campagna elettorale nella perdita quotidiana e costante, seppur minima, di consensi. Che senso ha attaccare per anni il conflitto di interessi berlusconiano se poi non si controlla i propri interessi in conflitto?

Come si è potuti scendere a questo livello? Come è possibile che una delle banche più antiche del mondo e la prima in Italia sia stata dissanguata in questo modo? Ancora una vergogna tutta italiana, ancora una pessima pubblicità all’estero. Per l’ennesima volta, chi detiene il potere in questo paese è riuscito a trasformare un’eccellenza in un triste primato. Per l’ennesima volta, guardiamo attoniti i titoli dei giornali e ci chiediamo: “ma a cosa servono i partiti?”.