Cari italiani all’estero, Fucsia Nissoli (Pi) vi tradisce per una ‘pagnotta’ – di Ricky Filosa

Fucsia Nissoli, deputata eletta nel Nord e Centro America

La parola ‘tradire’, che brutta che è. Non avrei mai voluto scrivere questo articolo. Né un titolo del genere. Una volta battuto sulla tastiera, leggendolo sullo schermo del mio Sony Vaio mi sono venuti i brividi. Ma quello che si legge nel titolo è esattamente ciò che è successo. E la ‘pagnotta’, in questo caso, vale 50mila euro. Appena. Circa quattro mesi di stipendio dell’On. Fucsia Nissoli, Pi, eletta all’estero in Nord e Centro America. La stessa Nissoli che ha dichiarato nelle scorse ore che voterà sì alla legge di stabilità del governo Renzi. E lo farà, ha spiegato, perché è stato approvato un suo emendamento “che chiedeva altri 50.000 euro per il funzionamento dell’ormai rinnovato CGIE”. Parole incomprensibili, considerato il fatto che questo governo il Consiglio Generale degli italiani all’estero l’ha maciullato, riducendolo all’osso. E poche decine di migliaia di euro non faranno certamente la differenza.

Ma la vera sorpresa è che la deputata Pi (Partito inesistente, direbbero alcuni ) voterà una manovra economica che sputa in faccia agli italiani nel mondo, insultandoli con nuovi tagli ai capitoli di spesa che li riguardano più da vicino e togliendo loro ulteriore ossigeno per quanto riguarda patronati, lingua e cultura, rappresentanza, tra l’altro. Insomma, una manovra che è una vera carneficina per i connazionali. Nonostante questo alcuni eletti all’estero di maggioranza cercano di venderla come la finanziaria che rappresenta una svolta per il Sistema Italia oltre confine. Ma non raccontiamoci balle.

Viviamo in un mondo al contrario. Un mondo in cui fare la cosa giusta per molti rappresenta un errore. Forse una paura. Fucsia, perché? 50mila euro… quattro mesi del tuo stipendio da deputata, forse? Pensaci. Vale la pena tradire così platealmente la fiducia di chi ti ha votato? Solo tu puoi saperlo. Mentre scrivo ho in mente l’ultima nostra conversazione alla Camera. Parlavamo di stabilità, c’era anche il tuo capogruppo, ricordi? Mi eri sembrata diversa. Pensavo che in fondo tu avessi capito. Che dentro di te avessi chiara la consapevolezza che una manovra economica del genere non fa bene agli italiani all’estero; e persino l’intima convinzione del fatto che divisioni partitiche, quando si tratta di italiani nel mondo, non dovrebbero esserci. Mi sbagliavo, dunque?

Se per ‘una pagnotta’ ci si deve piegare a un governo che prende a calci il mondo dell’emigrazione, a questo punto sarebbe stato più dignitoso raccogliere 50mila euro tra tutti i 18 parlamentari e donarli al CGIE. Per poi a testa alta votare no a una manovra punitiva. 3mila euro a parlamentare e si risolveva il problema. Ora invece si ha come l’impressione, almeno questa è la nostra, che così gli eletti all’estero siano diventati di colpo dei barboni mendicanti. E in questo Fucsia ci ha messo del suo. Perché leggendo la nota diffusa dall’On. Nissoli il messaggio che arriva è molto netto: qui ci comprano con 50mila euro.

Amici, non smetteremo di scrivere su questo giornale ciò che pensiamo, fino in fondo. Non smetteremo di guardare il mondo con gli occhi degli italiani all’estero. Non ci interessa se così facendo risulteremo antipatici a qualcuno. Ce ne faremo una ragione. Quello che ci interessa, invece, è sottolineare ancora una volta che una elemosina di 50mila euro al CGIE non vale un sì a una finanziaria che riduce a brandelli l’universo degli italiani nel mondo. Vale per tutti, non solo per Nissoli.

Twitter @rickyfilosa