CALCIO E POLITICA | Salvini: “Supercoppa Italiana in Arabia Saudita? Da milanista mi vergogno”

“Giocare la Supercoppa Italiana in Arabia Saudita è la morte del calcio, la morte dei valori sportivi di rispetto, da milanista mi vergogno”. E ancora: “Ci vuole un tetto per gli stipendi dei giocatori”

Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, nonché grande appassionato di calcio, parlando a Radio Radio ha detto: “Giocare la Supercoppa Italiana in Arabia Saudita e’ la morte del calcio, la morte dei valori sportivi di rispetto, di divertimento e di uguaglianza”.

Il leader del Carroccio, da sempre tifoso del Milan, è molto critico nei confronti della scelta della Lega di Serie A di far giocare la Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan in Arabia Saudita: “Ditemi voi se la Supercoppa, nel nome del business e di qualche milione di euro, puo’ essere giocata a migliaia di chilometri di distanza in un Paese con dei problemi e dove le donne possono andare allo stadio solo se accompagnate. E’ una vergogna: da milanista – ha aggiunto Salvini – non guardero’ assolutamente questa partita e mi vergogno di chi ha svenduto gli ideali sportivi al Dio denaro”.

“La brillante novita’ delle donne e delle ragazze che non possono andare allo stadio da sole e’ veramente imbarazzante. Mi ricordo – ha continuato – che quando ero ragazzino la finale dell’Intercontinentale si giocava in Giappone e poteva essere divertente, ma andare a giocare in un Paese irrispettoso, illiberale e retrogrado”, così no. “Da milanista mi spiace che la mia societa’ sia corresponsabile di una vergogna simile”.

Dunque nel calcio comanda solo il dio denaro? “Sicuramente non mancano i soldi nel giro del calcio, si tratta di gestirli, io metterei anche un tetto agli stipendi. In un momento come questo, dove c’è gente che guadagna 8-10-15 milioni di euro, mi sembra un eccesso da cui non si possa più tornare indietro e a pagarne lo scotto sono i vivai…”. Salvini ha sottolineato che anche a livello giovanile vede “solo business”, a livello delle ”squadrette di mio figlio, vedo sui campetti partite dove ci sono più ragazzi stranieri in campo che italiani, serve un po’ più di equilibrio”.