Botte da orbi nel Pd, in Italia e oltre confine – di Ricky Filosa

Pd allo sbando. Più che mai. In Italia e oltre confine. Se non fosse uno spettacolo pietoso, verrebbe da ridere. I compagni stanno litigando come bambini dell’asilo; non che sia la prima volta, a sinistra se le sono sempre date di santa ragione, frammentati come sono in correnti da sempre. E le correnti, anziché unire, dividono. Ma è certamente la prima volta che certi pugni allo stomaco vengono dati in pubblico. L’avete mai sentito un presidente del Consiglio targato Pd dire che lui con i sindacati non tratta? E l’avete mai visto il segretario generale della Cgil accusare il capo del governo, espressione di quel mondo di sinistra a cui appartiene il sindacato stesso, di essere stato messo a palazzo Chigi dai poteri forti, dalle banche, dagli industriali, da certi poteri politico-finanziari? Domande retoriche, naturalmente. No, nulla di tutto ciò è mai accaduto prima. E allora, cosa sta succedendo?

Succede semplicemente che Matteo Renzi non è quel leader che ci si aspetta di trovare a sinistra. Ai compagni della vecchia guardia, a quelli dei sindacati, il rottamatore non piace. Del resto, se non fosse stato per le primarie, a Renzi non sarebbe mai stato consentito di scalare il partito, tanto meno di arrivare a guidarlo. Troppo fuori dagli schemi sinistroidi, troppo a destra per D’Alema, Cuperlo, Bindi e compagni. No, Renzi sarebbe stato tenuto sempre in un angolo, dietro la lavagna come fosse un alunno indisciplinato.

Quelli del Pd sono così imbecilli che, pur avendo un leader che è riuscito a pescare voti anche in quell’elettorato non tradizionalmente di sinistra, portando il partito ad avere consensi impensabili fino a poco tempo fa, gli remano contro. Hanno un leader che la destra invidia, e lo ostacolano in tutti i modi. Forse gli unici che potranno liberarci da Renzi sono proprio loro,  comunisti vecchi e nuovi.

Dunque, in Italia il Pd è in tilt. E all’estero? Idem. La confusione fra gli eletti oltre confine del Partito Democratico è assoluta. Imbarazzanti i botta e risposta che i dem si sono scambiati a suon di comunicati stampa. Qualcuno di loro ha persino osato puntare il dito contro Eugenio Marino, responsabile dem per gli italiani nel mondo. Quale affronto! Mai prima d’ora un eletto Pd aveva osato tanto. A dire il vero, un po’ Marino se l’è cercata. Uscendo con quelle dichiarazioni sulle elezioni dei Comites che sembravano prese da un libro dei sogni o dal diario di Laura Garavini. La deputata Pd, infatti, riesce sempre ad avere grande fantasia quando si tratta di accarezzare il governo, anche se per farlo è necessario essere di una partigianeria tale da ribaltare totalmente la frittata.

Il povero Eugenio ha attirato verso di sé non solo le pernacchie di quegli italiani all’estero che si informano e che sanno come stanno davvero le cose, ma anche di Claudio Micheloni, senatore dem, che in qualche modo l’ha pure accusato di pensare solo a difendere un gruppo di amici e il proprio posto di lavoro. Ragazzi, che spasso!

Mentre questi si scannano, la pagliacciata dei Comites continua. E il disastro annunciato pian piano prende corpo e si materializza, mostrando le crepe di un’organizzazione che peggiore non poteva essere. Questo, mentre il nuovo ministro degli Esteri è Paolo Gentiloni, uno che non è mai uscito dal Raccordo anulare. Figuratevi. Cari italiani nel mondo, pensavate di avere raschiato il fondo del barile? Beh, preparatevi: il peggio deve ancora venire.

La verità? Siamo in mano a un governo che, se in Italia sta cercando di fare cose condivisibili, all’estero produce effetti dirompenti. Quelli del Pd per un attimo hanno provato a difendere l’indifendibile, ma quando l’esecutivo è andato a toccare i loro interessi – patronati ed enti gestori, enti di sinistra e serbatoi di voti Pd – sono saltati su tutte le furie. Non sono stati così contrari nel momento in cui si è trattato di imporre nuove tasse ai connazionali: lì non hanno mosso un dito, anzi, erano – e sono – d’accordo.

I compagni dem hanno capito di avere sbagliato ad insistere per rinnovare i Comites a dicembre. Ma ormai non lo possono dire, perché il latte è versato e indietro non si può tornare. È un po’ quello che hanno replicato al senatore Pd Claudio Micheloni, che ancora nelle scorse ore chiedeva un rinvio del voto: non si può fare, ciò che chiedi è folle. Forse sì. Ma Micheloni e gli altri senatori eletti all’estero avevano chiesto la stessa cosa già giorni fa, ancor prima che si decidesse per le elezioni Comites a dicembre, e sono rimasti inascoltati. Contrordine, compagni? Impossibile, la sceneggiata va avanti e il circo continua il suo spettacolo tra invidie, rancori e sgambetti. Ne vedremo ancora delle belle.

Twitter @rickyfilosa