Berlusconi ai servizi sociali, ‘ma non critichi i magistrati’ – di Leonardo Cecca

Sulle prime credevo che fosse stata messa in circolazione una nuova barzelletta; poi, dai media, mi sono reso conto che invece si trattava della nuda e cruda realtà.

Tra i vari divieti imposti a Berlusconi affinchè non scatti la revoca dell’affidamento compare quello di "non criticare i magistrati o i singoli giudici".

Fino ad oggi credevo che i giudici ed i magistrati fossero delle persone che per concorso sono entrate in magistratura e poi sia per anzianità e/o per concorsi hanno fatto carriera, ma sempre dipendenti statali restano e non sono, come a loro forse pare di essere, scelti all’unanimità dal popolo che resta loro schiavo e succube.

Mi sono sbagliato di grosso, costoro sono convinti di essere, oltre che infallibili – e purtroppo tanti spiacevoli casi dimostrano il contrario – anche inviolabili.

Anche la "lesa maestà" che è un crimine rivolto contro la suprema dignità dello Stato e, nei regimi monarchici, del sovrano per loro è poca cosa, così come poca cosa per loro è il rispetto dovuto al Papa. Non possono essere criticati. Qualcuno direbbe "mi vien che ridere" ma, visto come siamo ridotti soprattutto per colpa di chi fa politica con gli amici magistrati, "a noi ce vene solo da piagne".