Beppe Grillo come Brancaleone da Norcia – di Leonardo Cecca

Il 15 luglio scorso lo "statista" Beppe Grillo, presso il Senato, aveva detto ai suoi seguaci: "Ormai sono stanco e non ce la faccio più a venire spesso a Roma", e aveva fatto anche intendere che avrebbe passato lo scettro a Casaleggio. Ora c’è il miracolo: infatti, forse rinvigorito dalla miracolosa cura dell’urina da lui tanto decantata, ieri, 28 luglio, si è presentato a Montecitorio con nuova energia annunciando che lui ed i suoi seguaci avrebbero fatto delle guerriglie democratiche. Ecco il miracolo della suddetta cura, trasformare un aspirante statista in un aspirante guerrigliero, che abbia letto le gesta di Che Guevara, dimenticando però che il Che non era una comico.

Stravaganza a parte, è difficile capire cosa intenda Grillo per democrazia quando, da padrone del m5s, non ha dato mai prova di essere democratico, ha imposto le sue regole e basta, proibendo persino ai suoi seguaci di rilasciare interviste e di andare in TV. Forse per democrazia intende le pagliacciate in Parlamento, la "spedizione" verso il Quirinale oppure le stravaganti e ridicole manifestazioni di piazza ove abbonda il linguaggio scurrile e l’insulto? Non è dato saperne di più.

In quanto a capo condottiero mi viene da paragonarlo vagamente a Brancaleone da Norcia, così come per l’illustre rottamatore fiorentino che si differenzia da Grillo soltanto per i modo urbani che usa. Non volendo mancare di rispetto agli eccellenti lavoratori della carne suina di Norcia, mi viene da definire questi due nuovi esemplari della vita politica "norcini".