Beffa di Letta, tasse in aumento – di Franco Esposito

Enrico Letta Pinocchio? Premier della bugia pure lui? Aveva detto, all’atto del varo e dell’approvazione della legge di stabilità: “Stavolta non abbiamo messo le mani delle tasche degli italiani”. Bugia. Inseguiti da un infame destino, gli italiani sono prossimi a subire l’ennesimo salasso. Il Governo sta sistemando le cose in modo che le tasche degli italiani (e le loro finanze) siano rovistate alla grande nel 2014. Pagheremo un miliardo e 100 milioni in più di tasse. I conti li ha fatti l’ufficio studi della Cgia, che sta a Mestre, nel cuore sudestino dell’Italia, ai tempi l’immagine del benessere italiano. Emulo dei suoi innumerevoli predecessori, Enrico Letta si è riempito la bocca e punto. Prepariamoci al salasso, anche se il Governo centrale smentisce e si ribella: “Gli italiani pagheranno di più in tasse? Falso. Una balla colossale. Qui si semina l’erba cattiva, la zizzania. Si cerca di destabilizzare”.

Quelli di Mestre intanto presentano i conti. Eccoli, mentre la polemica infuria, e per come è messa rischia di diventare infinita. La Cgia questo sostiene, con il sostegno dei numeri: la riduzione di tasse e contributi da versare all’erario è pari a 5,119 miliardi. Le nuove imposte denominate sono di poco superiori a 6 miliardi. A questi bisogna aggiungere 135 milioni derivanti dalla riduzione del credito di imposta e 65 milioni da entrate extratributarie. Totale 6,227 miliardi. Differenza tra uscite ed entrate, un miliardo e 100 milioni. Il calcolo non può prevedere cosa faranno i comuni con la Trise, l’imposta che ha sostituito l’Imu. Dovendo comunque considerare che i sindaci hanno abbracciato la tendenza a picchiare duro con le addizionali. Il motivo? I conti delle città, in generale, sono disastrosi. Il miliardo e 100 milioni di tasse in più potrebbe rivelarsi un conto molto più salato, con sommo dispetto degli italiani a questo punto furibondi. Sì, incazzati.

Cgia Mestre comunque non vede nero profondo. Prevede una situazione meno nera nel 2015 e nel 2016. La previsione poggia sulla riduzione delle agevolazioni fiscali. Riduzione però possibile solo se non verrà tagliata la spesa pubblica. Taglio ritenuto dagli esperti “inevitabile”: se così sarà, dovremo togliere la riduzione delle agevolazioni fiscali. Il taglio ipotizzabile è di 12 miliardi da una spesa pubblica che oggi ne vale circa 810. Il premier Letta ha affidato la spendig review a Carlo Cottarelli, esperto con 25 anni di apprezzato lavoro al Fondo Monetario, richiamato in Italia per eseguire i tagli. Cottarelli presenterà il piano tra marzo e aprile del prossimo anno, avendo come scadenza luglio 2014. Interverrà i tutti in settori, comprese le società controllate e la Rai.

Cottarelli agirà anche attraverso la mobilità del personale e la trasformazione di dirigenti pubblici in manager. Potremo conoscerne il primo schema a breve, entro il 13 novembre. L’esperto di fresca nomina è atteso da un’improba impresa, lui che al Fondo Monetario si è occupato dei conti dei paesi emergenti. È un tecnico: normale che avrà tutti contro quando comunicherà e illustrerà quello che vuole fare. La politica dovrà perciò garantirgli carta bianca e la copertura necessaria. Intanto, Cottarelli ha rinunciato all’auto blu e si è tagliato lo stipendio del 13%. Il taglio della spesa pubblica provocherà disoccupazione e un calo della domanda. Inoltre nell’ambito dei ministeri (abili nell’aggiramento della Consip, la struttura centralizzata voluta da Tremonti), vige la regola di fare ognuno per conto proprio. Il risultato più evidente è la notevole inefficienza. Problemi su problemi, per Carlo Cottarelli.

La politica come ha reagito ai conti pubblicati dalla Cgia di Mestre? E i politici come si sono posizionati? Il Pdl ritiene che quei numeri siano nudi e crudi e parlano chiarissimo. “È una manovra tassa e spendi”. Dura la replica del Pd, nella persona del vice ministro Stefano Fassina. “Il governo è impegnato a migliorare il Piano di Stabilità. I loquaci esponenti del Pdl dovrebbero evitare polemiche strumentali”.

I conti del vice ministro all’Economia a sostegno della tesi governativa. Il ddl in discussione al Senato prevede una riduzione delle imposte di poco superiore a un miliardo e mezzo. L’aumento complessivo verrebbe reperito negli oltre 2 miliardi e mezzo di maggiori entrate provenienti dalle banche. Un aumento, sostiene Stefano Fassina, che si tradurrà in una riduzione di imposte per le perdite su crediti inesigibili a famiglie e imprese, negli anni successivi. “Una misura finalizzata ad eliminare ostacoli all’accesso al credito bancario”. Accadrà, se mai accadrà, più in là, negli anni a venire. Intanto, caro italiano, paga più tasse, zitto e mosca.