In Italia i tassi alle imprese restano ancora fra i piu’ alti d’Europa e ora le aziende sperano in un effetto, seppure limitato, del taglio dei tassi da parte della Bce, ma soprattutto di un calo dello spread, che possa maggiormente incidere sul costo del denaro che le banche, e quindi i clienti, pagano. L’effetto della decisione di Francoforte di portare i tassi dallo 0,75% allo 0,5 si avra’ ‘fra qualche tempo’, spiega il direttore generale Abi Giovanni Sabatini, che pero’ ricorda la vera ‘zavorra’ sui finanziamenti, specie sulle scadenze piu’ lunghe: lo spread. Solo una sua riduzione in area 100-120 punti puo’ portare i tassi italiani a livelli europei. Nel nostro Paese, infatti, come certificano ancora una volta i dati diffusi oggi dalla Bce, i tassi sui nuovi prestiti alle imprese a marzo sono al 3,5% contro il 2,6% dell’eurozona e al 2,15% della Germania. Un poco meglio va ai mutui (3,9 contro 3,38%).
Peraltro i finanziamenti che hanno come riferimento il tasso Bce sono di numero scarso rispetto a quelli con Euribor, che ora e’ a un livello inferiore scontando gia’ la decisione dell’Eurotower. In Italia e in altri Paesi periferici tuttavia la trasmissione della politica monetaria, come anche lamentato dal presidente della Bce Mario Draghi, non funziona correttamente e quindi la decisione rischia di avere conseguenze limitate.
Il basso tasso della Bce si somma cosi’ allo spread che, seppure imperfettamente, misura il costo del rischio e del denaro in Italia, e al differenziale applicato dalle banche. Una situazione che penalizza quindi sia le imprese che le stesse banche, che oltretutto non possono tagliare sul costo della raccolta alla clientela (depositi e obbligazioni), pena una fuga verso i titoli di Stato o altri strumenti di parcheggio della liquidita’. ‘L’effetto dello spread rispetto a quello dei tassi Bce – spiega un analista bancario – e’ molto piu’ determinante sul costo dei finanziamenti, e si vede in Italia ma non solo. C’e’ una correlazione che ha comunque dei limiti. Infatti quando lo spread e’ salito a quasi 400 punti i tassi non sono saliti di conseguenza, ma il rialzo e’ stato di 100 punti. Ora l’effetto Bce sara’ limitato. Un calo dello spread potrebbe invece portare a tassi piu’ bassi e liberare anche risorse per le banche’.
Secondo Nunzio Bevilacqua, del Direttivo Associazione Studio dei Problemi del Credito (Anspc), ‘il problema non e’ quanta liquidita’ venga liberata ma quanta di questa non venga dispersa prima di arrivare a famiglie e imprese. Da un punto di vista internazionale questa misura appare una pallottola della Bce davvero ‘spuntata’ rispetto a quelle di Usa e Giappone’.





























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