Allarme Ebola, chiudere subito operazione Mare Nostrum – di Antonio Gabriele Fucilone

E’ allarme virus Ebola. Ebola è un virus che fu scoperto nel 1976 nella valle del fiume Ebola, nell’ex-Zaire, oggi Congo. Questo virus a RNA fa parte della famiglia delle Filoviridae e causa una febbre emorragica che miete vittime. Di questo virus esistono cinque ceppi (denominati Zaire, Sudan, Bundibugyo, Tai Forest e Reston) di cui quattro (Zaire, Sudan, Bundibugyo e Tai Forest) sono pericolosi per l’uomo. Ora, nell’Africa occidentale è scoppiata una grave epidemia di febbre emorragica di Ebola. Stati come Sierra Leone, Nigeria, Nuova Guinea, Costa d’Avorio e Liberia sono stati colpiti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato di emergenza poiché ad oggi le vittime arrivano quasi a mille.

Le forti migrazioni verso l’Europa rischiano di portare questo virus pericolosissimo anche sul suolo europeo e l’Italia è esposta a questo. Anche per questa ragione, l’operazione "Mare nostrum" va chiusa immediatamente. I barconi con a bordo gli immigrati clandestini vanno rimandati indietro. Oltre a portare nuova povertà (che si aggiunge a quella esistente nel nostro Paese) ed il terrorismo islamico e la delinquenza, l’immigrazione clandestina rischia di portare qui in Italia anche il virus Ebola. Noi non dobbiamo permetterlo.

Contro la febbre emorragica da virus Ebola (ad oggi) non esiste una cura efficace. In Israele si sta facendo una ricerca per combattere questo virus. La febbre emorragica si manifesta con febbre, astenia, vomito, faringite, dolori articolari e diarrea.

I sintomi possono essere confusi con quelli della dissenteria e dell’influenza. Poi, però, le feci diventano sanguinolente, si formano emorragie sulle sclere degli occhi, si formano delle petecchie e macchie emorragiche che scompaiono alla vitro-digito-pressione, la porpora. Vengono danneggiati organi come fegato, milza e reni. L’aumento di globuli bianchi e piastrine può generare fenomeni trombotici. Il virus, infatti, interferisce con la coagulazione del sangue, generando emorragie interne.

La morte può sopravvenire anche dopo dieci giorni di sofferenza immane.

Se si va oltre questo periodo, però, le possibilità che il paziente sopravviva aumentano e se sopravvive egli diventa immune.

Se una cosa del genere arrivasse qui in Italia sarebbe una catastrofe. Ribadiamo: l’operazione "Mare nostrum" va chiusa alla svelta.