Alla Farnesina si parla di politica europea di vicinato

"Questa conferenza ha lo scopo di servire come un contributo informale per il continuo processo di revisione della politica europea di vicinato e l’obiettivo di questa revisione è di garantire che, nei prossimi anni, la politica europea di vicinato possa sostenere lo sviluppo in un’area di comune stabilità, sicurezza e prosperità per rafforzare il rapporto con i partner". A dirlo è il sottosegretario degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova, aprendo il seminario "Eu and its neighbours: charting the way forward", organizzato dalla Farnesina in collaborazione con la presidenza lettone del Consiglio dell’Unione europea e l’Istituto affari internazionali (Iai), dedicato al tema della politica europea di vicinato (Pev) nelle sue due dimensioni, meridionale e orientale.

Della Vedova propone quattro punti con l’obiettivo di "alimentare e stimolare la discussione di oggi". Il primo è "come può l’esperienza del passato attuare al meglio i principi della titolarità, inclusione e differenziazione". Il secondo e terzo punto su cui il sottosegretario degli Esteri pone l’attenzione riguardano "il settore di cooperazione su cui la Pev dovrebbe concentrarsi" e il modo di "rafforzare la dimensione della cooperazione regionale". Infine, secondo Della Vedova, è necessario interrogarsi su come "rafforzare la coesione della politica di vicinato con l’Unione europea e le relazioni dei partner con i vicini dei nostri vicini".

Gli interessi e gli obiettivi dell’Unione europea in tema di stabilità, crescita economica e promozione dei valori fondamentali sono alla base delle relazioni con i Paesi partner che si trovano al di là delle sue frontiere (Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldova, Ucraina, Bielorussia). La Pev rappresenta lo strumento dedicato al raggiungimento di queste finalità, attraverso la conclusione di accordi di associazione comprensivi di aree di libero scambio con i Paesi interessati, tesi a favorire il dialogo politico, le riforme democratiche, l’integrazione dei mercati, la crescita economica e la gestione della mobilità delle persone. Il progetto della Pev nasce nel 2004 in concomitanza con il quinto allargamento dell’Unione, con l’obiettivo strategico di riunire sotto un unico ombrello i Paesi divenuti "nuovi vicini", favorendo uno sviluppo equilibrato delle relazioni con i vicini dell’est (Armenia, Azerbaijan, Georgia, Moldova, Ucraina, Bielorussia) e del sud (Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Palestina, Siria).

Gli obiettivi della politica di vicinato, oltre alla prosperità e alla sicurezza, devono "avere un approccio di coinvolgimento e di rispetto delle differenze – continua Della Vedova – con azioni studiate Paese per Paese". Il sottosegretario degli Esteri afferma di "avere, come unione europea, un obiettivo di medio-lungo termine" e cioè "accompagnare i Paesi del vicinato in un percorso di stabilità, democrazia e di stato di diritto". Della Vedova ribadisce il "coinvolgimento di una definizione interna e di partnership con i singoli Paesi" avendo l’obiettivo di "incentivare chi fa di più che non significa penalizzare chi ha condizioni di partenza più difficili".

Secondo Michele Valensise, segretario generale del Maeci, bisogna "guardare alla politica europea di vicinato come parte integrante dell’azione dell’Unione europea" e l’Italia, "durante il semestre di presidenza europea, ha seguito coerentemente questo aspetto". "Inclusione – continua Valensise – è una delle parole chiave della Pev; ogni Paese ha specifiche ambizioni e tutti devono cooperare". Il segretario generale della Farnesina si sofferma sulla crisi in Libia che definisce "un’emergenza europea" e per questo motivo "tutti dobbiamo aiutare il Paese a stabilizzarsi e risolvere questa lunga e drammatica crisi". Per quanto riguarda "l’emergenza immigrazione illegale nell’area del Mediterraneo", Valensise pone l’attenzione sull’importanza di "risposte dall’Unione europea a questo fenomeno" perché "non possiamo chiudere le porte a chi si muove legalmente".