‘Viva Cuba libre’, l’isola in festa tra dubbi e speranze

Speranza e scetticismo, orgoglio e risentimento: i cubani hanno accolto oggi il ritorno della bandiera degli Stati Uniti nell’isola con una strana mescolanza di sentimenti che dimostra quanto siano intimi e, a volte complessi, i rapporti fra i due paesi. Fra le centinaia di curiosi accorsi sul lungomare del Malecon per assistere alla storica cerimonia presieduta dal segretario di Stato John Kerry, per esempio, si poteva vedere l’icona a stelle e strisce su magliette, vestiti, foulard e top, ma all’arrivo della delegazione cubana dalla folla e’ partito un grido spontaneo di "Viva Cuba libre!".

Tutti sottolineano l’importanza del momento, ma lo interpretano in modo diverso. "Questo segna la sconfitta definitiva dell’embargo imperialista", commenta con un sorriso un signore 50enne, mentre una impiegata trentenne auspica che il disgelo con Washington "possa davvero portarci piu’ liberta’". Piu’ realista Adela, impiegata municipale, che spera che la nuova fase serva "agevolare i rapporti con l’estero, perche’ ho un figlio in Florida". E per Arturo, un tassista che esibisce le bandiere di Cuba e Usa sul suo parabrezza, si tratta comunque di "un momento storico: voglio poter raccontare ai miei nipoti che c’ero anch’io".

La stessa ambivalenza si riscontra anche nell’opposizione al regime castrista. Berta Soler, leader delle Damas de Blanco, ha criticato Obama per aver "concesso molto senza ottenere niente a cambio", aggiungendo che l’ondata di turisti americani non servira’ al suo popolo perche’ "vengono a riempire le tasche del regime, che e’ il proprietario degli alberghi, e quei soldi non vanno alla gente, vanno alla strategia di repressione".

Le critiche di Soler – che ha deciso di non partecipare ad un incontro con Kerry, al quale era stata invitata – riflettono la posizione dei settori piu’ oltranzisti dell’anticastrismo, come le proteste organizzate oggi nella Little Havana di Miami dai gruppi dell’esilio, ma altri non le condividono. Cosi’ Dagoberto Valdes Hernandez, intellettuale cattolico e noto militante per i diritti umani, ha pubblicato un articolo sulla testata digitale della blogger dissidente Yoani Sanchez, "14ymedio", nel quale sostiene che "dobbiamo di smetterla di esigere a un governo straniero che gli esiga al nostro governo quello che dovremmo essere noi ad esigere".

Secondo Valdes, il disgelo con Washington segna l’inizio di una "era post-rivoluzionaria" e ora tocca ai cubani fare si’ che le dittature sfocino in democrazia e le ideologie si aprano all’inclusione, verso una cultura civica e politica all’altezza della svolta fondamentale che stiamo vivendo".