‘Isis in Libia rappresenta minaccia diretta per l’Italia’, parola di Giulio Terzi

L’Ambasciatore Giulio Terzi, ex Ministro degli Esteri, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus. A proposito della Libia ha detto: "Il governo Renzi – ha affermato l’ex titolare della Farnesina – ha perso un anno di tempo. Non è ancora maturata una politica e una strategia che siano presentate in modo convincente all’opinione pubblica. Faccio l’esempio drammatico dell’aggressione al Prof. Panebianco a Bologna, che aveva scritto un editoriale sul Corriere della Sera nel quale rifletteva su un possibile intervento militare dell’Italia in Libia. Questo ha scatenato un gruppuscolo di personaggi che hanno fatto per due volte irruzione minacciandolo fisicamente e dandogli del guerrafondaio”.

“In tutto quest’anno, nel quale lo Stato Islamico ha continuato a rappresentare una minaccia diretta per il nostro Paese, il governo italiano, anzichè spiegare che noi come Stato dobbiamo essere preparati ad affrontare questa crisi, ha nascosto completamente all’opinione pubblica l’ingrandirsi di questo problema. E di conseguenza, quando un privato cittadino come il Prof. Panebianco fa delle riflessioni del genere, il governo dice che la Libia non è un grosso problema”.

“Lo Stato Islamico in Libia rappresenta una minaccia diretta ed immediata per l’Italia, all’interno dei confini nazionali e fuori dai confini nazionali”, sottolinea Terzi, che prosegue: “Noi abbiamo tardato a dare tutto il sostegno alle operazioni di contrasto all’Isis. Le abbiamo lasciate fare agli altri. Noi finora abbiamo continuato a dire che aspettavamo la risoluzione del Consiglio di sicurezza e siamo rimasti defilati. I vertici di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti si sono consultati anche in questi giorni su Libia e Siria e hanno tenuto fuori l’Italia. Questo accade perchè non stiamo facendo tutto quello che dovrebbe fare un Paese sotto minaccia. Il 19 febbraio scorso, nell’attacco a Sabratha, gli aerei che hanno bombardato l’Isis hanno dovuto fare 6 rifornimenti in volo perchè le basi italiane non erano disponibili. Da ieri la situazione sembra essere cambiata, ma dal punto di vista della strategia comunicativa per quanto riguarda i temi di sicurezza nazionale, il governo italiano non è stato trasparente. Siamo passati dal dire ossessivamente che era necessaria una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per effettuare qualsiasi operazione militare nel contesto libico, alle recenti dichiarazioni del governo che ha detto che l’Italia parteciperà ad operazioni militari in quello stesso contesto. Ma visto che non c’è stata alcuna risoluzione del Consiglio di sicurezza, il cittadino italiano dovrebbe ritenere che andiamo a fare una cosa illecita? Assolutamente no, abbiamo tutto il diritto di farlo perchè lo statuto delle Nazioni Unite dice chiaramente che ogni Stato che si sente minacciato nella sua sicurezza può utilizzare la forza contro la minaccia esterna, ma lo si deve dire, non può rimanere nel buio".