‘Invece d’un ministro degli Esteri, Gentiloni’: nessuna competenza, un uomo del passato

"Voleva una donna. La voleva giovane. E la voleva nuova. E invece Renzi avrà agli Esteri un uomo sessantenne e con una carriera politica lunga come la Quaresima. Povero premier, ha sbattuto il muso contro il muro del Quirinale ed è stato costretto a rottamare la rottamazione". Inizia così l’articolo firmato da Mario Giordano pubblicato sul quotidiano Libero sabato 1 novembre. Un articolo che commenta la nomina di Paolo Gentiloni a ministro degli Esteri. Successore di Federica Mogherini, trasferitasi in Europa, Gentiloni non piace a Libero. Lo si capisce fin dal titolo del pezzo: “Invece d’un ministro degli Esteri, Gentiloni”.

Continua Giordano: "come ultima esperienza politica, l’ex vice di Rutelli può vantare la partecipazione alle primarie Pd per la poltrona di sindaco a Roma, in cui peraltro è arrivato terzo dietro Ignazio Marino e a David Sassoli. Non avendo trovato la strada per il Campidoglio, dovrà guidarci per le strade del pianeta. Magari ce la caveremo, per carità, ma qualcuno nel frattempo gli spieghi che il mondo non finisce a Frosinone".

Per Giordano il neoministro con gli Esteri non ha nulla a che vedere. E con ironia, commentando la scelta del governo, scrive: "che c’è di più esperto di cose internazionali di un ex assessore di Roma, ex ministro delle Comunicazioni, uno che si è sempre occupato di Rai, televisioni e decoder, che è stato per oltre 12 anni membro della Commissione parlamentare Poste e trasporti, e che probabilmente quando varca i confini del Lazio si sente già un poco all’estero? Che cosa c’è di meglio di uno che se va a Fregene sente la vertigine dell’esperienza internazionale?".

Insomma, "alla faccia della competenza. E del rinnovamento". Per il giornalista "mettere Gentiloni agli Esteri è un po’ come mettere Nonna Papera a guidare il reparto innovazione e tecnologia del CERN. A questo pasticcio al ribasso si è arrivati dopo una lunga trattativa fra il Renzi che voleva il nuovo e Napolitano che voleva l’esperto. Risultato: il nuovo ministro non è né nuovo né esperto. Cioè, è inesperto e un po’ passato. Gentiloni infatti – ricorda Mario Giordano – ha cominciato a far politica quando non c’era ancora la TV a colori e c’era il gettone, altro che iPhone; militava nel partito di Unità Proletaria, ed era vicino a Mario Capanna. Poi ha sfiorato i Verdi, Legambiente, la Margherita, il Pd, è stato rutelliano, prodiano, bersaniano, franceschiniano e oggi, ovviamente, renziano. Anzi, era l’ultimo renziano di un certo peso rimasto senza seggiola importante, avendo perso quella del Campidoglio. E così hanno pensato di dargliela. Cercavano uno con conoscenze specifiche, si sono accontentati di uno con conoscenze".

L’articolo prosegue, ma il concetto è chiaro: si è liberata una poltrona di governo, una poltrona importante come quella della Farnesina, che è stata assegnata a una persona non competente in materia. Renzi – ma anche Napolitano – avrebbe fatto meglio a dare al ministero degli Esteri un’immagine fresca, una personalità nuova e di esperienza, un nome che guardasse al futuro. Con Gentiloni, invece, la Farnesina sa di vecchio, è più fragile e guarda al passato.