Sottosegretario Manlio Di Stefano, “mai più un caso Diciotti”

E su incontro Orbàn-Salvini: “E’ un’iniziativa personale. L'ha detto anche Di Maio: noi non siamo l'Ungheria di Orbàn, non siamo ad esempio contro il diritto d'asilo”

Il sottosegretario agli Esteri, On. Manlio Di Stefano, esponente di punta del Movimento 5 Stelle, intervistato da Repubblica esprime chiaramente il proprio rammarico per il caso dei migranti bloccati a bordo della nave della Guardia costiera e liberati dopo 10 giorni: “Mi auguro che una vicenda come quella della Diciotti non accada più”. Ma perché sia così “serve anche la collaborazione dell’Europa”, affinchè “storie del genere non si ripetano” .

Il pentastellato considera l’incontro del ministro dell’Interno Matteo Salvini con Orbán “un’iniziativa personale, che non c’entra nulla con il contratto di governo” e definisce il blocco dei migranti nel porto di Catania “una misura dura” pur se “in qualche modo proporzionata all’atteggiamento dell’Europa, intesa come consiglio europeo, che prima ha stretto un accordo sulla ricollocazione dei migranti e poi non l’ha mantenuto”.

Ancora su incontro Salvini-Orbàn: “L’ha detto anche Di Maio: noi non siamo l’Ungheria di Orbàn, non siamo ad esempio contro il diritto d’asilo. Quella di Salvini e’ l’iniziativa di un capo politico di un altro movimento, non c’entra nulla con noi e con il contratto firmato fra M5S e Lega. E’ il contratto, scritto faticosamente in 80 giorni, a orientarci”.

In un’intervista al Messaggero, poi, Di Stefano sottolinea: dopo il caso Diciotti, “prendiamo atto che l’Ue e’ molto piu’ brava a proclamare soluzioni che ad attuarle ma, soprattutto ci rendiamo conto di come Paesi piu’ instabili ed economicamente deboli come Albania e Irlanda siano piu’ generosi. Ringraziamo anche la Cei oltretutto”.

“Conte incontrera’ il leader ceco Babis come incontrera’ buona parte dei presidenti con cui l’Italia ha rapporti – continua il sottosegretario -. Non stiamo cercando nuove alleanze coi Visegrad, dai quali siamo parecchio distanti a livello politico. Ma buoni rapporti di vicinato sono indispensabili. Chi si oppone alle quote ha il diritto di dirlo come noi lo abbiamo di mettere in discussione i soldi che prendono dalla Ue. Sta a loro capire cosa gli conviene”.