Luis Roberto Lorenzato (Lega) a ItaliaChiamaItalia, “chi nasce all’estero da sangue italiano è italiano”

Tra i primi deputati leghisti eletti all’estero: “Gli italiani all’estero sono la vera risorsa, questo Governo rappresenta la volontà del popolo. Saviano?! Non lo conosco e non mi interessa”

On. Luis Lorenzato, Lega

Tra i primi deputati della Lega eletti all’estero, l’onorevole Luis Roberto di San Martino Lorenzato di Ivrea viene dal Sud America. Discendente da una famiglia migrata in Brasile nel 1880, grandi agricoltori in Italia, trasferiti in America Latina per continuare questo lavoro. Produttore di canna da zucchero e vino, nonché avvocato, mantiene le proprie attività oltreoceano.

Come mai ha scelto la Lega per il suo impegno in politica?

Ho scelto Salvini per la problematica che ha sollevato sui clandestini in Italia, mentre la sinistra diceva che questi servono a pagare le nostre pensioni. In Brasile ci sono circa 30 milioni di italiani, perlopiù classe media, siamo noi la vera risorsa. Mi sono candidato per poter presentare all’Italia questa risorsa. La nostra è una migrazione legale, avviata dal governo brasiliano che ha pagato le spese di viaggi, sanitarie, alloggi per poter portare forza lavoro. Quello che succede oggi in Italia è traffico di esseri umani clandestini “legali”, non hanno contratti di lavoro o biglietti regolari, ma pagano i trafficanti per arrivare in Italia. Facciamo distinzioni chiare.

E’ la prima volta che la Lega elegge dei deputati all’estero, lei è uno di questi. Che punti di coincidenza ci sono tra la Lega e i suoi obbiettivi politici che l’hanno portata in Parlamento nella Commissione Esteri?

Posso dire che ho trovato un Parlamento pieno di persone nuove alla prima esperienza, gente con molta voglia di fare un cambiamento. È un segnale positivo che rappresenta la volontà del popolo che ha scelto queste persone. I miei impegni per questa Legislatura mi portano a uno sguardo più interessato ai temi delle questioni sudamericane, ma chi nasce all’estero da sangue italiano è italiano. La ENEL ha appena acquistato per 5 miliardi di euro una grande azienda pubblica brasiliana di energia. Ci sono tanti operatori italiani in Brasile che è un mercato importantissimo per le imprese italiane. Il Brasile ha il settimo PIL nel mondo e metà di questo è condotto da cittadini italo-brasiliani. Il Brasile è anche un produttore agricolo che dà da mangiare a 1 miliardo e 400 mila persone, il 67% della produzione agricola brasiliana è italo-brasiliana.

Come reputa l’azione del Governo sui migranti?

Il Governo si sta muovendo in tutte le direzioni e i media sono molto preoccupati di mostrare solo questa tematica perché colpisce di più la società. C’è un grande disagio sui migranti. Le persone sono preoccupate e non è gradevole nemmeno per chi viene a vivere questa condizione di assenza di lavoro e disagio. Molto diverso con quello che è successo con gli italiani all’estero. Quando siamo andati in America, Brasile o Argentina e abbiamo lavorato bene. Abbiamo la stessa religione, una lingua simile, siamo molto legati.

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Quindi secondo lei è anche un problema di incongruenze culturali?

È ovvio, la nostra situazione e questa sono molto diverse. Anche Sant’Antonio di Padova era un portoghese che è venuto in Italia. Abbiamo la stessa cultura, stessi stili di vita, concezione della famiglia. I migranti hanno una condizione di disagio, è dura venire qui. Le Nazioni Unite devono creare una situazione che possa aiutarli nei loro paesi. Prima di tutto la democrazia, vengono da paesi con dittature.

Come vede il futuro di questo governo Lega-M5S? Non pensa ci siano troppi attriti tra esecutivo e società civile?

Penso che questo Governo rappresenti la volontà del popolo che ha votato per questi due partiti che devono lavorare per portare avanti il Contratto di Governo. Non è mai esistito un governo che non abbia avuto dei momenti particolari.

E le polemiche intercorse tra Salvini, il capo del suo partito, e Saviano?

Io sono un intellettuale e non conosco Saviano, non ho idea di chi sia e non mi importa di lui. Ci sono persone più importanti, più umili che hanno opinioni che valgono più di questo signore. È tutto costruito per creare difficoltà.

Ha sentito l’intervento del sottosegretario Merlo a Bruxelles sul valore dei legami economici e culturali con gli italiani in America Latina? Quali sono i punti che vorrebbe si affrontassero dal Governo in tema Sud-America?

Sì, ho sentito l’intervento del sottosegretario Merlo. C’è una forte conoscenza del valore degli italiani all’estero da parte del sottosegretario, la sua nomina è molto positiva. Si deve puntare sulle urgenze, ci sono 100.000 italiani in Venezuela in situazione di emergenza sanitaria di cui nessuno parla e non riusciamo a intervenire. Bisogna attivare i contatti con le ambasciate e inviare i medicinali a Caracas.

Il suo lavoro in Commissione Esteri sarà anche in questo senso immagino. Ha già pronto qualche progetto di legge?

Vorrei presentare gli italiani all’estero come non si sono mai visti, stiamo valutando una possibilità di introdurre l’agevolazione sulla prima casa anche per gli italiani all’estero. Inoltre il mio lavoro sarà quello di difendere il diritto di cittadinanza e lo Ius sanguinis. C’è chi vuole fare una riforma per la legge sulla cittadinanza, io non lo accetto. Gli italiani all’estero devono essere visti come gli ebrei.

Italiani come gli ebrei? In che senso?

Mi riferisco alla legge appena approvata in Israele che lo definisce “Stato-nazione del popolo ebraico”. In Israele vivono 6 milioni di ebrei e altri 5 sono sparsi nel mondo. Noi italiani siamo molto più numerosi e siamo più ricchi, una classe media di 40 milioni di persone. Una potenza economica che è una risorsa, c’è qualcuno che desidera che la cittadinanza sia ridotta alla seconda generazione. È come se dicessi che uno è ebreo ma suo nipote no.

Però quello è fare parte di una congregazione religiosa, ci sono delle differenze. Dovremmo fare una legge simile in Italia?

Ma deve valere anche per le cittadinanze. Lussemburgo ha fatto una campagna in Brasile per trovare i discendenti in questo paese. Dobbiamo mantenere la legge come è e coinvolgere. Avere tante persone all’estero è una risorsa. Noi siamo un popolo.