Immigrati, Tajani: “Aiutiamoli a casa loro non sia solo uno slogan”

“Libia? Troppi interlocutori rischiano di creare confusione, l’Europa deve esprimersi con un interlocutore unico”

Il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus per parlare del suo incontro con il Presidente della Repubblica del Ciad, Idriss Deby Itno. Nel corso del vertice, i due presidenti hanno discusso delle tematiche legate all’area del Sahel. In particolare, al centro dei colloqui la cooperazione fra UE e Ciad per il governo dei flussi migratori, il controllo delle frontiere, la lotta al terrorismo, la stabilizzazione della Libia e lo sviluppo economico e occupazionale dell’Africa.

“Il Ciad – ha spiegato Tajani – è un Paese confinante con la Libia, guida la coalizione antiterrorismo nel Sahel ed è un Paese attraverso il quale passano i flussi migratori. E’ un Paese che noi dobbiamo continuare ad avere come interlocutore per affrontare le due grandi emergenze: immigrazione e lotta al terrorismo. Il Presidente del Ciad ha sottolineato l’importanza della lotta al terrorismo, perchè i jihadisti si infiltrano tra i migranti. Noi dobbiamo lavorare in Africa molto di più e investire molto di più, serve un nuovo piano Marshall”.

Migranti. “Il dibattito in Italia sui migranti rischia di essere troppo finalizzato alle campagne elettorali e non alla risoluzione del problema. Aiutarli a casa loro non può essere uno slogan, deve essere una strategia molto chiara, servono investimenti di miliardi di euro, serve una diplomazia economica che permetta agli africani di dar vita ad un tessuto imprenditoriale più solido”.

Questione libica. “Serve che l’Europa si esprima con un interlocutore unico, troppi interlocutori rischiano di creare confusione e di non far raggiungere l’obiettivo che è quello della pacificazione. Gheddafi aveva messo d’accordo tutte le differenti tribù sia della Tripolitania sia della Cirenaica. Non è quindi una questione di territorio e di leader politici, che certamente hanno un loro ruolo da svolgere, ma non basta mettere al tavolo solo Haftar e Sarraj. Finchè non ci sarà un esercito libico, finchè non saranno sicure le coste a nord della Libia e le frontiere a sud della Libia non si risolverà la situazione – L’Europa deve muoversi tutta insieme, serve una sola voce, questo ce lo dicono tutti gli africani. E’ finita l’era del colonialismo, bisogna guardare l’Africa con occhiali africani, non europei”.

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