“Chiudere Comites e CGIE? Simone Billi (Lega) non sa di cosa parla”

Durissime le prime reazioni alle dichiarazioni del deputato leghista eletto oltre confine Simone Billi su Comites e CGIE – “chiudiamoli, guardiamo avanti” -, dal mondo si fanno sentire i rappresentanti degli organismi degli italiani all’estero

Arrivano le prime reazioni alle parole che l’On. Simone Billi, leghista eletto nella ripartizione estera Europa, ha pronunciato alla riunione del Comites di Londra l’altro giorno: “Comites e CGIE vanno chiusi”, ha tuonato. Parole che, rilanciate da ItaliaChiamaItalia, hanno varcato l’oceano e sono arrivate, per esempio, in Sud America, più precisamente in Argentina.

Così Mariano Gazzola, consigliere del CGIE, con il nostro quotidiano online ha commentato: “Quella dell’On. Billi è la classica dichiarazione di chi arrivando all’ultimo momento, non sapendo di cosa si tratta, lancia una frase clamorosa pensando di fare bella figura: della serie ‘ragazzi non preoccupatevi, ora che ci sono io, buttiamo tutto via e ricominciamo da capo’. Intanto – sottolinea il consigliere Gazzola – sarebbe buono che dia una occhiata alla legge di bilancio, perché magari ci fossero tre milioni nel capitolo 3103! E ancor meglio – conclude – che ci spieghi come pensa risolvere la crisi della rete consolare, che di certo non si risolve con tre milioni”.

Pietro Mariani, presidente del Comites di Madrid, osserva: “I Comites sono essenziali, è il mio pensiero da sempre. Il legislatore aveva capito la necessità di una rappresentanza di base. Se la togliamo, allora lasciamo tutto in mano ai professionisti di carriera. Che con l’emigrazione non hanno niente a che vedere”.

“Nel mio programma – prosegue a colloquio con Italiachiamaitalia.it – scrissi che i Comites che davvero lavorano dovevano essere sostenuti finanziariamente con più risorse”.

Per quanto riguarda il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero “ho manifestato in molte sedi che dovrebbe essere riformato e composto dai presidenti dei Comites. Quindi Billi non sapendo nemmeno cosa siano e cosa facciano, vede solo la parte economica. Che poi 3 milioni di euro divisi tra i tutti i consolati non darebbero nessun beneficio pratico. Lo Spirito della Legge 286/2003 – conclude – non si è diluito, è quanto mai attuale oggi”.

Italiani all’estero, il leghista Simone Billi: “Chiudere Comites e CGIE” [VIDEO]

Da San Gallo, Svizzera, taglia corto l’imprenditore Pietro Cappelli, consigliere del locale Comites: “Billi è arrivato adesso, non conosce i Comites, non ne ha mai fatto parte. I Comites sono di fondamentale importanza, quello di San Gallo lavora molto bene ed è vicino ai connazionali, nonostante i pochissimi fondi a disposizione”.

Ancora dall’Argentina, Franco Tirelli, presidente del Comites di Rosario, il secondo più grande dell’Argentina, uno dei più grandi al mondo. Secondo lui le parole dell’esponente del Carroccio dimostrano che l’onorevole “non è presente sul territorio e per giunta che non lo conosce, visto che il lavoro che realizzano i Comites è quello di mantenere vive le radici italiane, impegno portato avanti con enormi sforzi e pochissime risorse”.

Per Tirelli “se non fosse per i Comites, i loro membri e i consiglieri CGIE, molte attività del Sistema Italia nel mondo non esisterebbero o sarebbero conosciute poco o nulla. Tutte cose che il signor Billi evidentemente non conosce, altrimenti non avrebbe fatto quelle dichiarazioni”.

Dal mondo stanno giungendo ancora in queste ore ulteriori reazioni, dagli Usa, dal Centro America, dall’Australia e dall’Europa, naturalmente. Daremo spazio a tutte le voci, come è nostra abitudine fare.

Certo è che dai primi commenti che giungono all’indirizzo di ItaliaChiamaItalia da ogni latitudine, sembra proprio che le parole dell’On. Billi non siano piaciute a nessuno dei rappresentanti istituzionali degli italiani nel mondo. Anzi, qualcuno sui social commenta: “Perché non eliminiamo gli eletti all’estero, visto quello che hanno prodotto in oltre dodici anni di Parlamento?”.

Twitter @rickyfilosa