Voto italiani all’estero, Gazzola (CGIE): “Va riformato”. E pensa a un sistema misto

E sulle denunce di brogli in Sud America in occasione delle ultime Politiche 2018: Se in un seggio un candidato riceve il 90% delle preferenze, allora vuol dire che qualcosa non va. Ma ogni decisione spetta alla Giustizia”

Mariano Gazzola, MAIE

Mariano Gazzola, giovane vice segretario per l’America Latina del CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, intervistato da Roberto Zanni per Gente d’Italia, parla tra le altre cose, anche di voto all’estero: “Se in un seggio un candidato riceve il 90% delle preferenze, allora vuol dire che qualcosa non va. Ma ogni decisione spetta alla Giustizia”.

Dopo il voto del 4 marzo, le ennesime denunce di brogli e irregolarità, le solite polemiche. Fino ad arrivare al ricorso presentato da Fabio Porta, deputato uscente del Pd, alla Corte d’Appello e alla giunta per le elezioni del Senato.

Porta punta il dito contro almeno 10mila voti targati USEI che secondo l’ex presidente del Comitato per gli italiani nel mondo alla Camera contengono “evidenti anomalie”. Il presidente USEI, On. Eugenio Sangregorio, ha assicurato in una nota che i parlamentari USEI sono stati “regolarmente eletti”. Intanto il ricorso è partito.

“Si continua a parlare di brogli, cose strane – commenta Gazzola -: se da una parte si può dire che ci sono sempre state, ma non è una giustificazione, dall’altra abbiamo visto alcuni risultati che sembra non siano quelli normali: quando in un seggio un candidato ottiene il 90% dei voti ti viene da pensare. Però, e lo diciamo tutti chiaramente, spetta solo alla Giustizia stabilire se davvero sia successo qualche cosa di irregolare. E noi, tutti, ci fidiamo della Giustizia. Bisogna aspettare quel verdetto”.

Ancora sul voto estero: “Preoccupa ai consiglieri del CGIE questo fatto che ancora oggi non abbiamo i dati certi, finali sull’esito, quanti plichi mandati, quanti restituiti, quanti voti sono arrivati dopo il termine, non ci sono dati sulle preferenze al Senato. Sappiamo chi ha vinto perché lo hanno proclamato, ma se andiamo nella webpage del Ministero dell’Interno si legge ‘scrutinio in corso’ come se lo stessero facendo ancora, se si va alla Corte d’Appello trovano solo i risultati della Camera, mentre il Senato ha la scritta ‘compariranno nei prossimi giorni’. Si avverte questa specie di non interesse per gli italiani all’estero Non lo nego, è molto fastidioso”.

Insomma, il meccanismo con cui votano gli italiani nel mondo va rivisto: “La realtà è che bisogna riformare il sistema del voto all’estero. E’ innegabile. Ma nonostante tutto – osserva Gazzola, che è anche coordinatore nazionale del MAIE in Argentina – il voto per corrispondenza rimane l’unico modo per garantire il diritto. Ci sono comunità, italiani, che abitano a 800, 900 chilometri dal consolato, come possono fare? Questo però non vuol dire che non ci sia spazio per creare altre forme: si potrebbe introdurre un sistema misto, chi si trova vicino a un consolato potrebbe votare nei seggi, chi è lontano per posta. Ci sono possibilità, ma dovrà essere il Parlamento a studiarle, noi come CGIE possiamo dare suggerimenti, ma tutto deve cominciare da Roma”.

Gazzola in particolare crede in una sorta di “sistema misto, deciso in base alla residenza, lontana o vicina a un consolato. Credo che tale sistema possa essere, potrebbe essere una soluzione. L’importante è che la discussione venga portata avanti in maniera seria e che soprattutto coinvolga tutti”.