Ieri notte, davanti la sede del gruppo regionale sudamericano Unasur, nel cuore di Buenos Aires, il traffico era bloccato: centinaia di ragazzi peronisti hanno dato l’ultimo ‘adios’ a Hugo Chavez, entrato senza tentennamenti, in linea con il suo stile, nel gruppo dei personaggi mito della sinistra latinoamericana, in compagnia del ‘Che’ Guevara, Evita Peron e Fidel Castro.
Morto a 58 anni, la carriera del ‘comandante-presidente’ venezuelano ha passato diverse fasi. La prima e’ stata una lunga tappa militare, da sconosciuto soldato approdato a Caracas dalla provincia a tenente colonnello dei paracadutisti. Quindi, la politica, quasi subito da ‘jefe’ (capo). Poi, influente presidente e leader di tutta l’America Latina, tra i personaggi piu’ noti al mondo.
Negli ultimi mesi, sulla scia del cancro che scopri’ di avere a Cuba nel giugno del 2011, e mentre lottava contra la malattia all’Avana e a Caracas, Hugo Chavez e’ entrato in una una nuova fase della sua vita: quella della leggenda.
Al potere da 14 anni – vinse le sue prime elezioni nel 1998 – ha sempre avuto un rapporto diretto, al di la’ di ogni mediazione di tipo politico o istituzionale, con i suoi tantissimi sostenitori. Forse questo e’ stato il dato chiave della sua crescente ‘mitizzazione’. A Caracas, ormai da mesi l’immagine del presidente spunta dappertutto, e non solo dalle bandiere rosse dei suoi militanti: magliette, portachiavi, statuine, baschi ‘bolivariani’, e nei tantissimi graffiti ai muri delle strade, oppure nelle piazze e nei bar – persino in qualche altarino – quasi sempre sorridente, con la camicia rossa e i colori della bandiera venezuelana. E spesso con immagini alla Andy Warhol, con uno stile cioe’ distorto e ‘pop’ ai quali solo i ‘big’ possono aspirare.
Tutto in perfetta sintonia con il suo modo di fare politica, come quando parlava per ore al programma tv ‘Alo’ presidente’ oppure girando il Venezuela da nord a sud. Spesso cantando, ballando, sempre a contatto con il ‘pueblo chavista’. Un fenomeno alla ‘Che’ Guevara, politica e rivoluzione che finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con il merchandising. E non e’ un caso se nelle immagini, Chavez appaia spesso appunto accanto al ‘Che’. Fra il guerrigliero argentino-cubano e il presidente morto ieri c’e’ pero una differenza sostanziale, ricordavano alcuni dei giovani ieri davanti all’Unasur: il primo ha rappresentato un sogno, un’utopia sociale, finita in fondo male. Mentre Chavez e’ stato al potere quasi per 15 anni, le sue utopie sono diventate realta’ e si sono anzi diffuse in lungo e in largo, di fatto in tutta l’America Latina.
































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