Una politica piena di maschere – di Margherita Genovese

Gela e Augusta, Enna e, la più bruciante, Venezia: con tutto il rispetto per i Comuni siciliani, la cui popolazione votante, al netto dell’astensione, naviga su numeri da quartiere di provincia, chi provasse a riflettere su Venezia dovrebbe almeno riconoscere che il nome di Casson, altamente qualificato per i conservatori e i giustizialisti, non può ritenersi propriamente rispondente al cambiamento voluto da Renzi; anzi, se avesse vinto Casson, gli stessi giornalisti che oggi stigmatizzano la fine della luna di miele del premier con gli italiani, si sarebbero gettati sulla vittoria della minoranza del suo partito dando ancora più ampio spazio alle continue minacce degli onnipresenti Fassina, Cuperlo, D’Attorre.

Ci tocca constatare con non poco rammarico che la politica oggi si occupa soltanto di trovare il modo di far cadere i governi, di qualunque colore, di amministrazioni grandi o piccole, senza altro scopo che quello di sostituire agli eletti altri eletti, dando modo ai tanti opportunisti di mangiare nel piatto dello Stato, salvo poi continuare a sputarci dentro e remare contro,  finendo col riciclare i trombati.

Gli italiani sono ingovernabili, diceva già in tempi meno cinici un grande cinico che si chiamava Mussolini. E infatti ne subì i voltafaccia in una nemesi storica dai risvolti tragici.

È passato poco più di un anno da quando il giovane rampante fiorentino era celebrato da destra a sinistra come il rottamatore del vecchio e il promotore del nuovo; e già da mesi cercano di fargli lo scalpo, tutti insieme, indistintamente, con una pervicacia mediatica che non può che stupire i più responsabili. Gli oppongono con abilità e maestria un Salvini completamente diverso da lui, e già consacrato vincente, in ogni talkshow e in qualunque spazio di intrattenimento televisivo (manca solo Carosello), invitano a commentare le sue decisioni e le sue riforme irriducibili e seriosi rappresentanti della minoranza del suo partito, quando non si attaccano a colpirlo scavando nella sua vita privata e famigliare.

Che Paese è questo, in cui si combatte per interrompere le legislature e non per renderle durature ed efficienti?  Perché in questo Paese chi è all’opposizione non mette al servizio di tutti le idee miracolistiche che spiattella con sicurezza divina, invece di usarle solo a vantaggio personale, giocando alla roulette russa contro l’unico che, se fossero realistiche, potrebbe subito applicarle? Perché insomma in questo Paese la politica ci mostra solo nemici e mai collaboratori? Domande retoriche, la risposta la conosciamo: perché oggi più che mai i cittadini si fanno facilmente abbindolare dalle maschere, e non riescono a distinguere i volti. E la politica è piena di maschere.