Turchia, si affaccia Grande Kurdistan: incubo Erdogan

E’ sempre di piu’ uno scenario da incubo per il premier turco Recep Tayyip Erdogan e per il suo ministro degli esteri Ahmet Davutoglu, ideologo della politica regionale ‘neo-ottomana’ di Ankara, quello che si delinea nel pantano siriano, a oltre due anni dall’inizio della crisi. Il ‘sultano’ di Ankara aveva subito rotto i ponti con l’ex- amico Bashar al Assad, schierandosi con i ribelli sunniti e scommettendo su una sua rapida caduta e sull’arrivo al potere a Damasco di un governo islamico affine a guida Fratelli Musulmani. Ma tutto e’ andato storto. Assad non e’ caduto, anzi sta riguadagnando terreno, i ribelli sono divisi e hanno perso credibilita’ internazionale, nelle aree abbandonate dall’esercito spadroneggiano signori della guerra jihadisti e bande armate di ogni tipo, il paese sembra avviarsi verso una pericolosa partizione e, pugnalata nella schiena per Ankara, nel Nord lungo la frontiera con Turchia e Iraq, sta prendendo forma una entita’ autonoma curda, con capitale a Al Qamishli. Sarebbe il secondo tassello di quel ‘Grande Kurdistan’ – a cavallo fra Iraq, Iran, Siria e Turchia – che dalla proclamazione della repubblica nel 1923 sulle rovine dell’impero ottomano popola gli incubi dei governanti centralisti turchi, prima kemalisti oggi islamici.

Dalla fine della guerra in Iraq ora esiste la Regione autonoma curda nord-irachena, governata da Massud Barzani, in pratica uno ‘stato’ indipendente da Bagdad. Le milizie del Pyd, il principale partito curdo siriano vicino al Pkk turco hanno preso il controllo di buona parte del Nord del paese, da dove le forze di Assad sono state ritirate per difendere gli interessi nevralgici del ‘paese alawita’, fra Damasco, Aleppo, Homs e Lattakia sulla costa mediterranea. Le Unita’ di difesa popolare (Ypg) curde hanno conquistato negli ultimi giorni la postazione strategica di Ras al-Ayn, sul confine con la Turchia, cacciandone i jihadisti del Fronte al Nusra, aderente ad Al Qaida. Gli scontri lungo il confine hanno fatto 3 morti nella cittadina turca di Ceylanpinar, a ridosso del confine accanto a Ras al-Ayn: due ragazzi colpiti da pallottole vaganti la settimana scorsa e un uomo ucciso ieri notte da un colpo di mortaio esploso probabilmente da Al Nusra. Il gruppo jihadista ha concentrato uomini e blindati attorno a Ras al-Ayn per cercare di riprendere il controllo del valico con la Turchia, da dove secondo i curdi passavano rifornimenti in uomini e armi con la complicita’ di Ankara. Con la probabile costituzione di una entita’ autonoma curda in Siria ”la Turchia ora ha un nuovo vicino a sud”, scrive su Hurriyet l’analista Yalcin Dogan. E rischia una impennata di irredentismo nel proprio sud-est curdo mentre e’ in corso il processo di pace negoziato fra Erdogan e il leader del Pkk Abdullah Ocalan. Davutoglu ed Erdogan hanno ammonito negli ultimi giorni il leader del Pyd Saleh Muslim dal non procedere verso l’autonomia: ”non accetteremo fatti compiuti”. Ankara ha inviato rinforzi sul confine. Retorica muscolare ed esibizione di forza militare: la stessa strategia usata a suo tempo con i curdi iracheni che non ha impedito la creazione della loro regione autonoma, rileva Milliyet. La strategia di Erdogan e Davutoglu si e’ dimostrata ”ancora una volta sbagliata”, sintetizza Dogan. Ed e’ fallita la scommessa di Erdogan, che ha puntato su un ‘asse sunnita’ con l’egiziano Muhamed Morsi per governare il Medio Oriente. La caduta del ‘faraone’ del Cairo lascia il ‘sultano’ di Ankara piu’ solo che mai. Con oltrettutto una immagine piu’ che appannata dalla brutale repressione delle proteste dei giovani turchi per piu’ democrazia e liberta’.