Turbo made in Italy, quando noi italiani siamo i migliori del mondo

Chi ha paura della globalizzazione? Tanti, forse troppi. Su alcuni passaggi hanno ragione. Ma non dovrebbero averla coloro che vendono il made in Italy nel mondo. Così il nuovo numero di Prima di Tutto Italiani, il foglio del Ctim, che titola "Turbo made in Italy" stimolando il meglio del nostro Paese ad avere uno scatto di reni.

"A luglio – si legge nel fondino di apertura – è stato siglato un trattato storico in Iran che, tra le altre cose, apre a nuovi scambi per i nostri prodotti. Nella dirimpettaia Libia (come riferiamo all’interno) c’è un voglia spasmodica di italianità, nonostante tribù in guerra e Isis. I cinesi iniziano a fare corsi da sommelier per imparare da noi il turismo del vino. A Expo 2015 il cibo italiano è stato il vincitore. Cosa ci manca dunque? Oltre a politiche mirate che investano davvero sul nostro petrolio, latita il coraggio di alzare lo sguardo oltre il recinto di casa, l’impertinenza di quei capitani di ventura che hanno fatto l’Italia nel dopoguerra. In soldoni, – scrive il direttore – la consapevolezza di essere su certe cose davvero i migliori".

E attacca: "Per queste ragioni, nel pieno della stagione estiva che in Italia fa rima con pil, vogliamo lanciare un appello a quelle imprese che lottano ancora contro la mediocrità di chi ci copia la mozzarelle, o di chi, con la complicità di istituzioni attente solo alla larghezza delle reti da pesca, permette che il nostro marchio di qualità finisca sugli scaffali accanto a vere porcherie. Noi, sia chiaro, siamo italiani. Con tanti difetti, ma con l’eccellenza dei nostri prodotti".