Troppe tasse uccidono l’Italia – di Antonio Gabriele Fucilone

Per una volta debbo dare ragione al Vice-ministro dell’Economia Stefano Fassina, quando ha parlato di "evasione fiscale per sopravvivere". Intendiamoci, io sono convinto che l’evasione fiscale sia un reato e che la tasse vadano pagate. Tuttavia, qui in Italia c’è un problema. La pressione fiscale è pari al 55%. In Germania è pari al 30%, in Canada arriva quasi al 32%, negli USA supera di poco il 26% e in Australia arriva quasi al 35%. Quindi, c’è qualcosa che non va. In pratica, un italiano lavora per poco più di sei mesi l’anno solo per pagare le tasse e per il resto dell’anno per vivere.

Un’azienda italiana opera per poco più di sei mesi l’anno solo per pagare le tasse. E’ logico che le famiglie non consumino e che le aziende non si espandano e falliscano. A questa pressione fiscale elevata non corrispondono i servizi né le infrastrutture adeguate. Molti italiani non si sentono tutelati dallo Stato e chi può evade. Qui in Italia si è pensato solo al rigore, senza fare le riforme.

Mi viene in mente un detto del grande statista e Primo Ministro inglese Winston Churchill, che disse che fare una politica incentrata solo sulle tasse è come mettere un uomo in un secchio e dirgli di alzare il medesimo con le mani. Così sta accadendo qui in Italia. Si sta seguendo la "ricetta del rigore" e si è deciso di puntare solo sulle tasse, per mantenere i conti a posto. Così, si sono depressi i consumi e molte aziende sono state messe in ginocchio e non possono più assumere. Questa politica ha generato disoccupazione e povertà. Io stesso, che sono disoccupato, so di cosa parlo. Quando giro per le aziende a cercare lavoro mi sento dire: "Per ora è tutto fermo". La gente non compra più e chi può evade, per non affondare.

L’Italia deve fare due cose: riformarsi e incominciare a battere i pugni in sede europea. Ho citato i Paesi come la Germania, il Canada, gli USA e l’Australia. Questi Paesi (tre dei quali sono di cultura anglosassone) sono tutti ad organizzazione federalista. Quindi, l’Italia deve diventare una confederazione. Inoltre, deve puntare sul presidenzialismo e deve ridurre anche il numero degli eletti in Parlamento, le assemblee elettive (per esempio con l’abolizione delle Province) e la burocrazia. Se si facesse così, gli sprechi sarebbero ridotti e le tasse calerebbero. In Europa, l’Italia deve incominciare a battere i pugni per porre un freno a questa politica del rigore che viene imposta dalla Germania. Per esempio, deve fare in modo che la Banca Centrale Europea produca moneta. L’Italia è un Paese che vale molto. Non roviniamolo.