Tra l’ottimismo e il pessimismo c’è la realtà italiana – di Giorgio Brignola

Viviamo tempi difficili, anche da interpretare. La cronaca nazionale, per quanto c’è dato sapere, si presenta come un caleidoscopio di notizie e di smentite che, non di rado, confondono le idee. Perfino di quelli che ritengono d’averle “chiare”. In Italia succede anche questo. Eppure, la sensazione non è uniformata per tutti.

Tra “verità” e “inganno” i limiti sono sempre più elastici. Credere, o meno, resta una libertà che, dati gli eventi, nessuno si guarda bene dal controllare. Le “preoccupazioni”, sempre più spesso, sono confuse con le “distrazioni”. Intanto, la Penisola continua per una via della quale abbiamo difficoltà a focalizzare la meta.

Riteniamo, comunque, che il nostro percorso sia iniziato con il naufragio dell’Esecutivo nato da un Parlamento eletto dal popolo. Poi, il Governo d’Italia è, più volte, mutato; mentre il Potere Legislativo non è stato più rinnovato. Se si considerano le poche, dimissioni parlamentari e le “migrazioni” di onorevoli da un partito all’altro, non rileviamo efficaci novità da segnalare a chi ci legge.

Renzi intende portare avanti una serie d’opinabili riforme. Costi quel che costi. Il suo Esecutivo non sembra in grado di proporgli percorsi alternativi. Il Parlamento, poi, le avalla a colpi di “fiducia”. Questo è il meccanismo di governo che non è sfuggito anche a chi sperava in una lenta risalita della Repubblica.

Tra l’”ottimismo”e il “pessimismo”, c’è il “realismo”. Stato di fatto che dovrebbe essere meno sottovalutato nelle analisi correlate allo stato della Repubblica. Senza obiettivi comuni, non crediamo nelle promesse per un’Italia migliore. La “speranza”, infatti, può essere interpretata come l’ultima spiaggia di un sistema che tutti intendono cambiare ma che, almeno per ora, resta quello che ci ha portato dove siamo.

Tra “essere” e “sembrare” i confini si sono fatti relativi. Non a caso, viviamo in una confusione d’intenti che ci lascia frastornati; pur nel rispetto di certe sensazioni oggettive nazionali partorite dal “dubbio”. Con l’estate, la politica non rallenterà la sua corsa e lo “stacco”parlamentare sarà molto breve. Con l’autunno, le nostre sensazioni potrebbero restare le stesse presenti al tramonto di questa problematica primavera.