Silvio Berlusconi e la battaglia per la libertà – di Andrea Lorusso

Se fosse stato un uomo qualunque, un politico qualunque, e non il più grande leader degli ultimi vent’anni, in balia di un plebiscito elettorale, sarebbe già scappato onde evitare le patrie galere. Invece è qui, è in campo, troppo orgoglioso per delegare, troppo affettuoso per lasciar la figlia Marina in pasto alla Magistratura, che non perdonerebbe una sua eventuale entrata nell’agone politico. Il Cavaliere, ha ribadito ancora una volta, non intende essere affidato né ai servizi sociali, né ai domiciliari. Se il Pd ed il Quirinale non si accolleranno le loro responsabilità dinanzi al popolo italiano ed al Mondo Istituzionale, mondando l’area di centro-destra della propria rappresentanza, opterà per la galera. Un gesto forte, improrogabile, imprescindibile, utile a ledere la già smunta immagine del garantismo in questo Paese.

Abbiamo perso per strada il rispetto dei ruoli, l’autonomia legislativa ed esecutiva, la buona fede ed il senso più alto del diritto per cui aldilà di ogni ragionevole dubbio si è sempre innocenti, in campo civile, fiscale e penale. La ferita aperta col craxismo ha generato il vulnus berlusconiano, l’ingordigia da Piazzale Loreto che non s’accontenta mai di cestinare, se non decapitando, i propri condottieri.

Come contrappasso della malagiustizia perpetrata dai pm politicizzati, il Cavaliere continua a macinare consenso, a crescere nei sondaggi, a compattare il mondo moderato. La libertà si percepisce quando manca. Dovrà cadere un secondo “Muro di Berlino” prima che sia ristabilita la pace, quello della famelica e bieca arroganza del potere (non democratico) giudiziario.

Twitter @andrewlorusso