Se ai nostri politici i soldi non bastano mai – di Leonardo Cecca

Ultimamente si è avuta notizia dai media che una buona parte, oltre un terzo per un importo di circa 6,6 miliardi, della raccolta dell’8 e del 5 per mille destinata alle mense dei poveri ed al volontariato non è mai arrivata a destinazione. C’è da chiedersi che fine abbiano fatto questi soldi; di certo, con la scusa della burocrazia e/o del solito timbro mancante, saranno andati a soddisfare esigenze meno umanitarie, ma certamente più utili per raccattare voti e/o per soddisfare esigenze di infimo ordine.

Ma da uno stato e da politici che, subito dopo il referendum del 1993 che abrogava il finanziamento pubblico ai partiti, istituivano la truffaldina legge dei rimborsi elettorali grazie ai quali, con stratagemmi vari, i partiti hanno sempre incassato più di quanto speso, cosa potevamo aspettarci?

Di recente con spavalda tracotanza i "signori e seri" parlamentari hanno sbloccato i fondi relativi ai rimborsi degli anni 2013-2014 per quei partiti che non avevano presentato un bilancio certificato. Come dire magnamo pure, tanto poi alla fine ci ripuliamo da soli. Non è arroganza, strafottenza ed immoralità questa?

L’attuale governo per mantenere il malcostume, inoltre, ha ritenuto opportuno di non tener conto del pronunciamento di incostituzionalità da parte della Consulta circa la legge varata dal governo Monti inerente il blocco della rivalutazione delle pensioni. Vabbè, se pensiamo che abbiamo avuto un personaggio che, da buon comunista e, pertanto, difensore dei deboli, usufruiva di voli low-cost, ma insaccocciava la tariffa intera con un surplus, che negli anni 90 era più di una pensione minima, e che anche in Vaticano sembra che le elemosine prendano la via della restaurazione di lussuosi appartamenti per i porporati, cosa dobbiamo dire? O cacciamo la nostra classe di inetti rappresentanti del popolo oppure, dato che li abbiamo votati, facciamo il mea culpa, turiamoci il naso e tiriamo innanzi.