Santo Domingo, scandalo visti: uno scandalo artefatto? – di Armando Tavano

Ci sono tante cose che fanno pensare che lo scandalo dei visti che ha coinvolto l’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo sia in realtà uno scandalo artefatto. Infatti, il fascicolo penale aperto presso la Procura della Repubblica di Roma è stato archiviato in tempi velocissimi e da questo non si può che evincere la mancanza di ogni rilevanza penale. Altre volte e nemmeno tanti anni fa si sono verificate delle irregolarità simili presso le nostre sedi diplomatiche che si sono concluse con nomi e cognomi e con la rivelazione di dettagli su episodi concreti. Per verificarlo basta una breve ricerca in rete.

Questa volta invece non c’è nulla. Molto fumo e niente arrosto. Eppure i nostri connazionali qui residenti si sono «strappati le vesti» e battendosi il petto si sono lamentati di tanta corruzione e dell’ingiusta punizione che avevano subito con la rimozione dell’ambasciata. Sì, perché la chiusura dell’ambasciata di Santo Domingo è stata collegata senza tentennamenti all’illecito traffico dei visti. Talmente improbabili sono stati ritenuti i «problemi di bilancio», ufficialmente posti alla base del provvedimento, che questi non sono stati presi in considerazione nemmeno per un attimo.

Del resto i connazionali della Casa de Italia, che hanno presentato il ricorso, hanno segnalato ai giudici il traffico dei visti come la causa vera della chiusura. Al riguardo queste sono state le considerazioni dei magistrati nella loro ampiamente motivata sentenza: «Le notizie raccolte in ordine a tale motivazione del gravato provvedimento, anche se provenienti da fonti informate e propalate dagli organi di stampa, non emergendo da atti ufficiali del procedimento, non assurgono a prove sufficienti del denunciato sviamento».

Si parla di «notizie provenienti da fonti informate… propalate dagli organi di stampa». Proprio così, né più né meno. La Farnesina ha funto da cassa di risonanza e dalla sua parte ha avuto anche gli organi di stampa che hanno diffuso a tappeto le notizie peraltro fasulle ma di prima mano che hanno tanto tormentato la nostra comunità italiana.

Nessun elemento concreto, ma tante voci e tutte attendibili: uno scandalo artefatto?

Innanzitutto sorprende che una volta scoperto, si fa per dire, il traffico dei visti, la Farnesina abbia provveduto seduta stante a sospenderne il rilascio. Una decisione quanto mai precipitosa, tenendo presente che una buona parte delle spese della nostra sede diplomatica veniva coperta dagli introiti provenienti da tale servizio. Verrebbe in mente tutta una serie di misure alternative. Invece no. Sospensione immediata sine die! Il servizio passò quindi all’ambasciata spagnola e cioè a una società del gruppo VFS Global, società di outsourcing della quale si avvaleva e si avvale tale ambasciata.

L’atteggiamento rinunciatario della Farnesina non appare in linea con la diligenza del buon padre di famiglia o "pater familias" che dovrebbe rappresentare il parametro di riferimento di chiunque gestisce gli interessi altrui e in particolare gli interessi dello stato italiano, livello di diligenza minimo previsto dal nostro codice civile e che, vista la cospicua remunerazione dei nostri burocrati, avrebbe dovuto essere di gran lunga superato.

Perché è stato sospeso il rilascio dei visti? Per indagare meglio? Perché si era troppo sconvolti da tanta corruzione? Perché alla Farnesina, tutta gente chiesa e famiglia, si vergognavano e volevano dare una dimostrazione della loro integrità? Oppure perché il business dei visti era troppo appetitoso e qualche furbacchione ne ha voluto approfittare a spese dello stato italiano? Chissà.

Fatto sta che verso la metà del 2013 il business è stato dirottato a una società di esternalizzazione, la stessa che poi si è aggiudicata la gara di appalto nel 2015 e che ora gestisce i visti per conto dell’ambasciata italiana di Panama. Da metà 2013 detta società sta intascando fior di quattrini, ai quali il nostro Ministero degli Affari Esteri ha rinunciato per poi attuare assurde misure di risparmio. C’è stata malafede da parte dei nostri burocrati o questi sono soltanto una masnada di inetti con uno stipendio da mezzo milione l’anno?

La società che si è aggiudicata l’appalto indetto dall’Ambasciata italiana di Panama e che gestisce le pratiche di visto dell’ambasciata spagnola di Santo Domingo da diversi anni è la VF Worldwide Holding Limited, con sede in St Louis Business Centre, Cnr Desroches & St Louis Streets, Port Louis, Isole Mauritius. Società del gruppo VFS Global, con sede in Mumbai, India. Di quest’ultima si dice che «è lo specialista a livello mondiale dell’outsourcing e dei servizi di tecnologia per governi e missioni diplomatiche. La società si occupa di visti e altre pratiche amministrative per i governi rientranti nella sua cerchia di clienti. Con oltre 1793 centri di richiesta e operazioni in 122 paesi nei cinque continenti, VFS Global serve gli interessi di 45 governi clienti. La società ha elaborato oltre 108 milioni di richieste sin dalla sua costituzione nel 2001».

Va segnalato però che si è qui in presenza di una situazione alquanto ambigua: la società di facciata è la VFS Global, ma le società che si aggiudicano gli appalti, come ad esempio la VF Worldwide Holding limited, sono società radicate in paradisi fiscali dai quali nulla trapela sull’assetto societario.  Da una breve ricerca in rete si evince che «gli indiani sono solo una copertura, semplicemente degli "accompagnatori cerimoniali" che sottoscrivono i contratti con i Ministeri degli Affari Esteri per fornire centri di servizi visti e per posare nelle fotografie, ma in realtà ci sono altre persone dietro di loro. Questo business presenta intricati sistemi, che portano ad aree off shore: Cipro, Mauritius. "Gli accompagnatori cerimoniali" dopo le "nozze" scompaiono».

Insomma, la VFS Global è nell’occhio del ciclone e la sua attività desta interrogativi un po’ dappertutto. Ci sono dei ministeri come per esempio quello della Lituania e quello della Polonia che sono oggetto di indagini. Ma l’interrogativo che più spesso ci si pone è perché gli stati dello spazio Schengen rinuncino all’erogazione dei visti e si rivolgano a terzi con radici in paradisi fiscali. Non hanno forse bisogno di questi introiti perché va tutto così bene che non sanno cosa farsene? Questa domanda se vale per gli altri stati vale soprattutto per l’Italia. E poi c’è l’altra domanda con cui ho esordito e che merita una risposta: lo scandalo dei visti dell’ambasciata italiana di Santo Domingo è stato uno scandalo vero o artefatto?