Riforme, ecco la proposta di Monti: ma non siamo ‘rallentatori’ (VIDEO)

Scelta Civica ‘sfida’ il governo sulle riforme costituzionali e presenta un proprio ddl su Senato e Titolo V. Ma, assicura Mario Monti, "non apparteniamo ai rallentatori di Renzi, ma ai facilitatori". Semplicemente, spiega l’ex presidente del Consiglio, "è il momento che la velocità impressa dal premier Renzi vada assecondata. Ma quando l’accelerazione avviene su un terreno così durevole come quello delle modifiche costituzionali, è molto importante non commettere errori, non correre all’indietro. E io, come senatore a vita, penso sia mio compito aiutare a non fare errori".

Un avviso dunque: questo ddl non è destinato a sovrapporsi a quello del governo, ma vuole esserne complementare, tanto che la vicepresidente del Senato Linda Lazillotta evita di pensare a un eventuale voto negativo se il testo di Scelta Civica venisse respinto. "Siamo all’inizio del percorso normativo, trasformeremo questo ddl in eventuali emendamenti e ci auguriamo che ci sia un testo comprensivo delle nostre proposte, in cui tutti si possano riconoscere". Su una cosa però Sc marca una differenza rispetto a quanto detto ieri in Senato dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: "Noi insistiamo che ci sia prima la riforma del Senato, e poi quella delle legge elettorale.

La proposta di Scelta Civica rispetta volutamente i quattro paletti posti dal governo (no al voto di fiducia, no al voto sul bilancio, no all’elezione diretta dei senatori, no all’indennità per i senatori), premette Monti, "ma siamo consapevoli che sono venute critiche anche circostanziate a quei paletti: noi però ne abbiamo solo voluto sottolineare alcuni accorgimenti". Nel dettaglio, il ddl centrista marca la differenza già dal nome del Senato stesso: non ‘delle autonomie’ ma di nuovo ‘della Repubblica’. E poi, come spiega Renato Balduzzi, "si vuole dare voce alle autonomie territoriali ma anche alla vitalità delle associazioni, senza che il senato sia una rappresentanza corporativa": rimane dunque prevista una quota di senatori selezionati tra la società civile, ma con una formula diversa: "Mi sembra un carico eccessivo – dice Monti – quello dato al Presidente della Repubblica di essere l’unico individuatore di ciò che le forze sociali hanno da offrire. Mi sembra che in una logica democratica di valorizzazione del Senato dal basso, sia coerente lasciare anche questo compito ai rappresentati delle Regioni".

Ma soprattutto, rispetto al testo licenziato dal Consiglio dei ministri la Camera Alta recupererebbe parte della sua funzione legislativa, anche se l’ultima parola spetterebbe comunque a Montecitorio. In particolare si prevedono tre tipi do procedimento legislativo: bicamerale paritario per le leggi costituzionali, a prima lettura del Senato con approvazione finale della Camera per i conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni, a lettura unica della Camera con potere di richiamo del Senato per le altre leggi, tra le quali quelle sul bilancio e di stabilità. Per quanto riguarda invece il Titolo V, invece, si prevede la decostituzionalizzazione delle Province e delle Città metropolitane; tuttavia si stabilisce che la legge regionale possa disciplinare gli enti locali intermedi.