Renzi, ‘Salvini per me non è una minaccia. Grillo? Solo un comico’

Matteo Renzi non considera Matteo Salvini una minaccia, anzi: “Per me va benissimo che sia percepito come il mio avversario. Lui scommette sul fallimento del sistema, io scommetto sul cambiamento del sistema". Intervistato dal Foglio, il premier spiega: "Lui sono 15 anni che lavora in Europa, senza che nessuno si sia mai accorto della sua presenza nelle istituzioni, e anzi mi sembra un po’ ingrato che oggi si scagli in modo cosi’ veemente contro le stesse strutture che gli hanno messo per molto tempo un ottimo stipendio a disposizione, io l’Europa provo a cambiarla. Salvini mi fa ogni giorno un regalo, ringrazio anche lui".

Renzi parla anche di Beppe Grillo. "Piu’ lo osservo piu’ sono contento di aver contribuito a riportare un talento puro nella sua dimensione: la comicita’. Credo che Grillo sia pronto, finalmente, a tornare a calcare le scene internazionali con i suoi spettacoli e gli faccio in bocca al lupo di cuore per la sua tournèe. Auguroni Beppe!".

Parlando di crisi in Ucraina: “Rivendico con forza e senza ipocrisie di essere stato uno dei primi capi di governo in Europa ad aver posto un problema preciso rispetto al rapporto con Putin. Occorre essere severi nel punire azioni inaccettabili come quelle che abbiamo registrato in Ucraina. Allo stesso tempo la Russia, anche nei confronti dell’Europa, ha un ruolo strategico, bisogna mediare, trovare un punto di incontro, far leva sulla diplomazia, perche’ nessuno oggi puo’ avere un interesse vero a mettere in ginocchio la Russia. Insisto: si tratta di un passaggio fondamentale”.

E la Libia? "Le tensioni libiche ci riguardano da vicino e l’idea del nostro governo e’ quello di fare tutto quello che sara’ necessario per garantire anche la nostra sicurezza. Oggi siamo fermi alla diplomazia ma quando hai un paese dalle cui coste possono arrivare fino a 150 mila persone e’ ovvio che in prospettiva non si possa escludere nulla. Non possiamo far finta di niente: la Libia – conclude – e’ li’ accanto a noi, e tocca anche a noi, nelle forme che l’Onu decidera’, essere la guida di un processo di pace".