Primarie nel centrodestra o la sinistra governerà per decenni – di Marco Zacchera

Parliamoci chiaro, le cose stanno così: o si decide che Matteo Renzi sia da considerarsi il futuro leader del centro-destra (come maligna Susanna Camusso) o nel nostro versante politico bisogna pur avere il coraggio di guardarsi in faccia e prendere delle decisioni per “inventare” un personaggio in grado di proporsi come alternativa.

Credo che Silvio Berlusconi non sia più una alternativa a Renzi, ma soprattutto che sia ormai improponibile, bene o male abbia operato in passato. Servono personaggi nuovi, credibili e interessanti, tirando una riga su coloro (Fini, Casini, Bossi) che hanno rappresentato un’epoca gestendola più o meno insieme all’ex Cavaliere.

I leader non nascono per caso, devono saper emergere ed imporsi, ma anche essere conosciuti dall’opinione pubblica e soprattutto essere messi in condizione di crescere o non cresceranno mai. La comunicazione, i rapporti con la gente, le priorità, le percezioni, i linguaggi, i mezzi di informazione, l’immagine necessaria ad un (o ad una) leader sono infinitamente diversi rispetto a solo pochi anni fa ed è anche per questo che servono metodi di partecipazione nuovi, esattamente come Renzi è stato capace di fare a sinistra.

Per far crescere quindi dal basso un leader (o almeno da metà classifica, non avendo il tempo di inventarlo da zero, altrimenti dovremmo attendere una intera generazione) serve una platea, un dibattito, una proposta, un volto, ma solo con vere elezioni primarie si possono delineare i connotati di un leader, così come il metodo deve valere per designare i candidati più importanti al centro e in periferia. Possibilità vere per gli elettori e gli eletti di capire, scegliere, rendersi conto, con una proposta che non sia però più calata dall’alto, ma che possa crescere dalla base come chiedono ormai un po’ tutti gli elettori di centro-destra che si sentono spaesati, arrabbiati, traditi, ma che in fondo non se la sentono di essere governati a vita dal mago di Firenze.

Svolgere elezioni primarie a tutti i livelli non è però in sintonia con chi addirittura vorrebbe un sistema elettorale tipo l’“italicum”, dove tutti i parlamentari sarebbero di “nomina regia”, ovvero nominati e non eletti! Berlusconi e Renzi deterranno il loro potere solo se e fino a quando potranno “nominare”. Tanta gente che sta loro intorno, soprattutto se di dubbia qualità, dice oggi “signorsì” solo sperando di conservare così il proprio posto in futuro, e intanto sorride e applaude solo per ingraziarsi il capo.

Ma chi nel centro-destra oggi si sente in grado di proporre con forza queste primarie: Fitto, Meloni, Salvini? Sono i primi nomi che mi vengono in mente, ma forse ce ne sono altri (e altre) che potrebbero farlo, anche se oggi sono timorosi nel metter fuori la testa, perché sarebbero a rischio decapitazione ed epurazione immediata.

Forse i (pochi) giornali non ostili, i commentatori di centro destra, ma soprattutto gli elettori semplici, gli eletti negli enti locali, i “peones” in parlamento, dovrebbero cominciare a far montare la protesta, la richiesta di verifica, la necessità di chiamare il popolo di centro-destra a dire la sua. Come non apprezzare il tentativo forse suicida di Raffaele Fitto per scuotere Forza Italia chiedendo una autentica verifica interna per tentare di lanciare un metodo diverso di gestire le cose?

Nel centro-destra ci vorrebbe più coraggio, con tanti Pietro Micca che in Italia diano fuoco alle polveri bagnate di uno schieramento sconfitto e che ancora lo sarà in futuro se non cambierà strategia guardando sempre indietro e non verso il futuro, ma soprattutto stando vicino ai problemi della gente che non mi sembrano molto sentiti negli ovattati ed eleganti saloni di Arcore o di Palazzo Grazioli.

Dobbiamo renderci conto che andando avanti così sarà la sinistra a governare per decenni, con un Pd che sta man mano posizionandosi su quelle che furono le posizioni della fu Democrazia Cristiana, che con tutte le sue variegate correnti riusciva a rappresentare e sostenere sempre tutto e l’esatto contrario (voluta l’assurdità!). Un Pd dilaniato dalle risse, ma che ha il grande vantaggio di non avere a destra una autentica e valida opposizione.