Non solo un sistema bicamerale che blocca l’iter delle leggi per mesi; non solo un primo ministro legato, condizionato, azzoppato dai veti incrociati della sua squadra di governo; non solo un parlamento pletorico costosissimo e attualmente non rappresentativo della volontà popolare. La nostra povera Italia paga lo scotto di anni di scialo, tra spese folli e privilegi acquisiti, diffusi a pioggia nella larga famiglia dei fortunati immeritatamente mantenuti da uno Stato che dilapida a beneficio di precise categorie di persone.
Ieri, a Piazza Pulita, si è tornati a discutere di pensioni d’oro e di leggi inique. Se c’è chi riesce a incassare decine di migliaia di euro al mese di pensione, è perchè le leggi glielo hanno consentito. E costoro non si sentono affatto responsabili di aver rubato il futuro dei giovani; anzi, sono tutelati e difesi dalle più alte cariche della Magistratura in nome della sacralità costituzionale che non consente aggiustamenti o, dioneliberi, parziali revoche almeno sulla cumulabilità.
Lo scandalo delle pensioni d’oro indigna l’opinione pubblica più di quello delle pensioni baby ancora oggi in essere per una fetta consistente di dipendenti pubblici, o di quello delle pensioni di reversibilità assegnate alle giovani vedove straniere che hanno impalmato in corsa l’arzillo vecchietto; è questione di cifre, ma i guasti delle elargizioni sono gli stessi. Le scelte di una politica autoreferenziale oltre che demagogica e incosciente sono pagate dai giovani d’oggi, che sanno già di dover scontare le colpe dei padri, e saranno pagate dai loro figli. Il passato è passato e non si può riparare; senza più soldi, è cambiato il vento e, dopo i troppi privilegi, adesso si mettono in discussione i veri diritti. I giovani d’oggi fanno fatica e una pensione probabilmente non l’avranno mai; i loro padri si sono mangiati il futuro delle nuove generazioni.





























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