Renata Polverini, PdL, in una intervista al Mattino, in vista del Consiglio Nazionale del Popolo della Libertà, che si terrà sabato a Roma, spiega: “Cambiare l’ordine del giorno del CN è una soluzione, ma solo Silvio può farsi garante dell’unità". E aggiunge: "Mi piacerebbe credere in una tregua in extremis, ma – a sentire cosa dicono quelli che sono ancora i nostri colleghi di partito – l’impressione è che i segnali non vadano in questa direzione. Non sembra che i Governativi, o gli Innovatori come intendono chiamarsi loro, abbiano la volontà di chiudere un accordo, visto che si ostinano a non riconoscere il documento già votato dall’ufficio di presidenza del Pdl".
“Faccio fatica a immaginare che noi si possa restare saldi all’interno di un governo di coalizione nel momento stesso che il Pd manterrà fede alla scelta politica di votare con M5S e Sel sulla decadenza di Berlusconi”, sottolinea Polverini. “In ogni caso – continua – non è questo l’unico punto a dividerci. Cicchitto e Formigoni pensano ancora che si possa equiparare, così com’è più o meno accaduto finora, il ruolo del presidente Berlusconi con quello del segretario Alfano. Ma non è così. Nel documento votato dall’ufficio di presidenza tutti i poteri tornano a Berlusconi. E aggiungo: non dimentichiamo che alle Politiche abbiamo guadagnato 10 milioni di voti con un programma elettorale chiaro, nel quale la riduzione della pressione fiscale e la cancellazione dell’Imu erano i capisaldi. Bisogna tenere in debito conto il rispetto per il nostro elettorato, mentre la pressione fiscale non solo non si allenta, ma si acuisce con una tassazione sulla casa ancora più pesante di prima".
Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura, al Corriere della Sera: “Se provassimo a tacere dopo tutta questa violenza verbale, il Consiglio potrebbe essere una grande occasione per rilanciare il futuro ed evitare il ring che molti auspicano". Sulla possibilità di divisioni afferma: "I nostri elettori non capirebbero la separazione tra Silvio e Angelino, tra padre e figlio. Il caos è stato creato ad arte". Infine il ministro parla dei ‘falchetti’ e dice: "Quelli più arrabbiati non siamo io o Cicchitto ma i giovani del territorio che fanno sacrifici, montano gazebo e attaccano i manifesti". "Il rinnovamento – aggiunge – si fa con i militanti non con i figli degli amici".
Commentando l’eventuale soluzione dei due coordinatori la deputata prosegue: "Due coordinatori non sarebbero la quadratura del cerchio. La situazione che si è creata ci ha costretto a contarci: ebbene, noi lealisti rappresentiamo i tre quarti del Consiglio. Abbiamo raccolto finora oltre 600 firme".
MARTINO, “ECCO I 4 ERRORI DI SILVIO” "Scegliere Giulio Tremonti come ministro dell’Economia", "mettere alla presidenza della Camera Irene Pivetti, che favorì il ribaltone nel 1995. Concedere la presidenza della Camera nel 2001 a Pier Ferdinando Casini, che ci impedì di governare. Dare la presidenza della Camera nel 2008 a Gianfranco Fini". Questi i "quattro errori di Berlusconi" secondo l’ex ministro della Difesa Antonio Martino, intervistato dall’inserto Sette del Corriere della sera. Indica inoltre il suo errore più grande nell’"aver votato il Porcellum. Una vera schifezza". Una legge, aggiunge, che ha permesso a Berlusconi di portare in Parlamento "anche molte belle ragazze. Alcune sono davvero brave. Altre meno. Sarebbe stato meglio andarci solo a cena". E aggiunge: "La storia dell’umanità è piena di baratti tra donne che usano il sesso per arrivare al potere e uomini che usano il potere per arrivare al sesso. Ognuno è libero di fare ciò che vuole a casa propria".































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