PdL, Quagliariello: ‘la nostra linea ha vinto’. Bondi: ‘non è così’

Gaetano Quagliariello, ministro delle Riforme e uno dei leader dell’ala governativa del Pdl, in un’intervista ad Avvenire torna a parlare di decadenza e lancia un avvertimento al Pd e ad Epifani: "Ora bisogna trovare il modo per correggere in Aula una brutta pagina della nostra storia parlamentare scritta in Giunta. Non e’ ancora troppo tardi". Per il ministro il "percorso in Giunta avrebbe dovuto essere molto piu’ approfondito e invece c’e’ stata solo una folle e irrazionale rincorsa del Pd ai Cinque Stelle. Ora pero’ sembra che qualcosa possa cambiare: ci sono i tempi supplementari che si giocano in Aula a Palazzo Madama. Non bisogna perdere l’occasione".

Quagliariello commenta poi l’appello del capo dello Stato su amnistia e giustizia e torna ad avvertire il Pd: "Sulla giustizia e sulle carceri non faccia come ha fatto in Giunta sulla legge Severino. Ascolti le parole del capo dello Stato, si liberi dell’ossessione di poter favorire indirettamente Berlusconi e guardi alla sostanza dei problemi".

Quanto al partito, per Quagliariello "nuovi gruppi parlamentari sarebbero stati indispensabili se nel voto di fiducia il Pdl si fosse spaccato. Questo non e’ successo e non li facciamo certo ora perche’ ce lo chiede Epifani. Non faccio liste di proscrizione ne’ partecipo alla stesura di organigrammi. La linea politica pero’ si e’ affermata nel vivo di una battaglia senza precedenti. C’e’ stato uno scontro e noi abbiamo vinto. Ora la linea non puo’ essere piu’ in discussione e finche’ riusciremo a realizzare in condizioni cosi’ difficili parte del nostro programma, il governo non avra’ nulla da temere". Chi non capisce e’ fuori? "L’adesione a un partito non e’ un atto di fede, ma certo le distanze devono essere sopportabili. Se avessimo perso, il problema ce lo saremmo posto noi. Ora, invece, appartiene ad altri: devono riflettere e decidere. Poi ci sara’ comunque un momento nel quale ruoli ed equilibri dovranno essere rivisti e gli strumenti di democrazia interna attivati".

Poi Quagliariello dice no al congresso chiesto da Fitto: "Un tradizionale congresso di partito in questo momento significherebbe tornare indietro a prima del ’94. Sarebbe come dire: mettiamo da parte il berlusconismo e contiamo il peso delle correnti. Ci sono altri modi per garantire gli equilibri e la democrazia interna". Secondo il ministro "le europee possono essere la tappa intermedia per il consolidamento di una leadership e di una coalizione che possano vincere nel 2015. Quando ci saranno nuove regole istituzionali e i cittadini – come auspico – potranno scegliere direttamente il capo dell’esecutivo".

BONDI REPLICA A QUAGLIARIELLO: “NON E’ VERO CHE LINEA HA VINTO” "Premesso che personalmente non sono favorevole ad un Congresso come resa dei conti interna perche” prediligo da sempre un modello diverso di democrazia e di partecipazione politica. Al ministro Quagliariello dico pero” che non capisco per quale motivo parli di una linea che ha vinto, una linea che oltretutto non sarebbe piu” discutibile. Io penso al contrario, forse in solitudine ma legittimamente, che il modo in cui siamo giunti al voto di fiducia sia stato un grave errore che forse possiamo ancora correggere attraverso un libero confronto". Lo dichiara Sandro Bondi.