PdL, perchè non ci piace la scissione di Alfano – di Mario Galardi

La scissione nel Pdl è avvenuta. Berlusconi, con i suoi, sta rilanciando Forza Italia. Alfano e gli altri, che si definiscono moderati, hanno fondato un nuovo movimento. Dobbiamo domandarci quali conseguenze ne scaturiranno per l’azione del governo. È credibile che ora possa finalmente diventare decisionista, e che le sue deliberazioni vadano nel verso desiderato? C’è da dubitarne. Oggi in Italia sarebbero necessarie decisioni energiche e coraggiose, che eliminino le storture che impediscono la ripresa. Di “moderazione” si può anche morire, come può accadere se si è restii a modificare la cura e si insiste in quella sbagliata, come ha fatto il governo Monti e come ci sembra stia facendo il governo Letta.

Che sia necessaria una inversione di rotta, lo dimostrano le condizioni in cui si trova la nostra economia e la china che stiamo percorrendo, la quale sta mettendo in crisi perfino i valori più profondi su cui si è sempre basata la nostra società. In Italia e in Europa il neoconformismo del “politicamente corretto” continua a conquistare terreno. Volendo concedere totale equiparazione al “matrimonio” omosessuale e affidargli anche le adozioni, si vorrebbero disconoscere in tutte le famiglie i nomi di madre e di padre, chiamandoli “genitore uno” e “genitore due” (con contraddizione nel termine, perchè, nel caso che si vorrebbe tutelare, genitore non è nessuno dei due). Non facciamoci mettere le bende sugli occhi. Può offendere qualcuno il nome di madre e di padre?

Si sta colpevolizzando l’esposizione dei simboli cristiani, fino ad arrivare a licenziare una giornalista perchè portava al petto una piccolissima croce. Al contempo, si concedono spazi e si costruiscono moschee, senza che esista nessuna reciprocità, dato che in gran parte dei paesi islamici i cristiani e gli ebrei sono osteggiati, e spesso vengono attaccati ed uccisi. E c’è un nostro ministro e il suo partito, che vorrebbero togliere i limiti all’immigrazione, che sta assumendo l’aspetto di un’invasione.

L’Europa senz’anima, che disconosce le proprie radici, ci vuole imporre le lucide strategie di coloro che manovrano per trasformare l’Occidente. Le nostre reazioni, se resteranno nell’ambito di questa mal intesa moderazione, non saranno in grado di porre un freno a questa deriva.

In Italia, a causa dell’imposizione fiscale, della burocrazia, dei costi del denaro e dell’energia, della deficiente gestione della giustizia, si perdono in continuazione posti di lavoro e si chiudono imprese e produzioni artigianali, anche come conseguenza del fatto di aver lasciato campo libero a qualsiasi prodotto esportato dalla Cina, dove non esistono settimane di 35 o 40 ore, né i no-tav, né l’estremismo ambientalista.

In termini economici, la UE oggi amministra sì una moneta unica, ma non facilita uguali condizioni di finanziamento a tutti i paesi. E la Germania, già forte per ricchezze minerarie, per dimensione e per sviluppo raggiunto, impone i suoi interessi e le sue direttive negli organismi centrali.

I partiti di derivazione comunista e socialista non solo non contrastano queste tendenze, ma sono quelli che le giustificano e le sostengono. Su questi temi, sui quali si definirà il nostro futuro politico e sociale, è necessario far pesare le nostre opinioni e dare il nostro miglior contributo al Paese che amiamo. Altro che ritirarci nel guicciardiniano “particulare”.

Nel centrodestra la separazione non può piacerci, a cominciare da quando, con frase ipocrita e tipicamente neoconformista, Alfano ha voluto definirsi “diversamente berlusconiano”. Se le colombe hanno come obiettivo la formazione di un nuovo centro, allora tradiscono il bipolarismo che, se lo dovrebbero ricordare, è sempre stato un fondamentale enunciato del partito nel quale sono stati eletti e attraverso il quale hanno ottenuto i loro incarichi.

Se la scissione è stata voluta perchè, restando al governo, loro si ritengono in grado di portare a termine quelle riforme, compresa la riforma costituzionale dello Stato, che ai governi Berlusconi non sono riuscite (a causa delle opposizioni interne ed esterne, ed anche per colpa dei suoi errori) allora ci sembrano degli illusi. Non crediamo che Alfano, Cicchitto e il loro gruppo di ministri, rimanendo al seguito del Pd, si potranno rivelare degli statisti in grado di imprimere la necessaria svolta al Paese. Il “quid” in politica, come il coraggio per Don Abbondio, chi non ce l’ha non se lo può dare.