Pd, la Leopolda di Renzi fa paura alla vecchia guardia – di Laura Neri

La spaccatura all’interno del Pd, fra renziani e esponenti della vecchia guardia, è sempre più profonda. Nei giorni scorsi Fassina ha detto di non potere andare alla Leopolda perché “devo portare i miei figli allo zoo”. Oggi Gianni Cuperlo, intervistato da Repubblica, afferma: “Se riesco faccio un balzo lunedì. Ah, dura solo tre giorni? E allora sarà per l’anno prossimo". Del partito della Nazione lanciato da Renzi dice: "L’impressione è che voglia catturare il consenso ovunque, senza limiti e confini. Ma se spezzi il legame tra bisogni e consenso rischi di fondare il potere su una trasversalità senz’anima".

"Renzi – continua Cuperlo – ha definito la sua una sinistra delle opportunità. In questo è blairiano. Ma per me Blair oggi è l’Old Labour. Perché il tema del secolo torna con prepotenza, quello di nuove uguaglianze e libertà. Non cogliere questo aspetto restringe la sinistra in un recinto stretto mentre il mondo corre più in là".

“Ho chiesto a Renzi se vuole guidare un partito o una confederazione. Rischiamo di andare verso la seconda. E allora io dico che la sinistra deve unirsi, organizzarsi ma soprattutto ripensare tutto con una radicalità che finora non ha avuto". Secondo l’esponente della minoranza Pd, inoltre, "se alla sinistra togli la potenza dell’utopia le togli il respiro. E nella notte delle utopie tutte le riforme si somigliano". E conclude: "Io sfido il governo ad avere più coraggio. Semmai chiedo una manovra più espansiva. Un mercato del lavoro più aperto. Una rete di diritti più moderna. Evasione e lotta alla corruzione, imposta progressiva sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro, bonus a chi guadagna meno di 8 mila euro all’anno e ai disoccupati. Restituire qualcosa ai pensionati. Altro che capo chino".

Il fuoco amico non finisce qui. Alfredo D’Attorre, deputato bersaniano, in una intervista a Il Fatto: "E’ preoccupante che in un momento in cui il Pd è in crisi, con i dipendenti che rischiano la cassa integrazione e le sezioni che chiudono, Matteo Renzi faccia organizzare ai suoi fedelissimi un evento per il quale ci si impegna a fondo a raccogliere finanziamenti privati. Il rischio è quello di andare verso un partito personale, carismatico, disancorato da una base sociale culturale di riferimento. Un partito che diventa un contenitore indistinto in cui possono convivere istanze di destra e di sinistra e che viene tenuto assieme solo dalla capacità attrattiva del leader e non da una visione della società".

"La Leopolda ha rappresentato una forma di circolazione extracorporea, con la quale energie esterne sono state portate nel Pd. Questo andava bene quando Renzi era l’outsider che tentava la scalata alla segreteria. In un momento in cui è segretario e ha dalla sua gran parte dell’establishment economico non si comprende il senso di un’iniziativa di corrente senza simboli di partito".

"Mi auguro che ci chiariamo sul modello di Pd che vogliamo costruire. Se si tratta di un partito strutturato tipico dei regimi parlamentari il modello deve essere coerente: dev’essere un partito con un ruolo forte degli iscritti, degli organismi dirigenti e della disciplina dei gruppi parlamentare. Se invece si sceglie un partito all’americana, si devono avere dei contrappesi. I gruppi parlamentari devono godere di una certa autonomia", "non si può avere il modello americano con una disciplina da Politburo sovietico".