Papa Francesco, la mafia e la corruzione – di Antonio Gabriele Fucilone

Durante la sua visita il Calabria, il Santo Padre Francesco ha "scomunicato i mafiosi". E’ lodevole l’impegno di questo Papa contro la mafia. La mafia (o meglio quell’insieme di forme di criminalità organizzata che ha il nome di camorra in Campania, ‘ndrangheta in Calabria e mafia in Sicilia) è un pericolo. Essa uccide persone ed ammazza la nostra economia. Condannarla è cosa buona, ma non basta. Servono azioni concrete che possano debellarla.

Ora, in uno Stato che ha una burocrazia enorme, una pressione fiscale fuori controllo, una mancanza di sicurezza ed una giustizia che non funziona, la mafia ha gioco facile. Essa diventa una "concorrente dello Stato" (o meglio lo Stato diventa "concorrente della mafia", poiché quest’ultima detta legge) e l’omertà diventa "conveniente". Quindi, servono delle riforme che taglino la burocrazia e le tasse e che rendano la giustizia efficiente.

In un contesto riformato in questo modo, arrestare i mafiosi diventerebbe molto più facile poiché sostenere la mafia sarebbe sconveniente.

Va detto che quello della mafia non è solo un problema del Sud, ma anche del Nord, poiché in quest’ultima parte del Paese ricicla i soldi per i suoi affari.

Oltre a questo, non si deve mettere la lotta alla mafia nella lotta politica. La lotta alla mafia non è di sinistra né di destra. Solo così si può debellare la mafia.

Lo stesso vale per la corruzione. Riguardo ai casi dell’Expo e del Mose, vorrei dire che temo che i soliti giustizialisti e coloro che ragionano con la "logica del "tanto meglio tanto peggio" possano usare queste vicende per bloccare le infrastrutture, bloccando così il Paese. Una cosa del genere non deve accadere.