Papa Francesco e l’inchino alla regina di Giordania – di Roberto Pepe

Accompagnai in San Pietro Adriana, una mia cugina bergamasca molto attiva nel campo del volontariato cattolico. Mentre osservava l’immensa Chiesa, mi domandò: “ma non ti pare assurda una costruzione del genere, così immensa ed inutile?””. Contemplando la volta, le risposi che a me non importava assolutamente niente se il “fabbricato” era grande, piccolo, vecchio o nuovo, ma tutto sommato mi piaceva essere lì, perché vedevo le facce delle persone (di tutte le razze) che a bocca aperta restavano in contemplazione estasiata, quasi mistica. Adriana mi disse che la mia fede era molto forte; io risposi che non me ne ero mai accorto, ma ne dubitavo.

Questo aneddoto per significare che la vita umana, quotidiana, terrestre, si nutre anche di stimoli fisici, visivi, sensoriali, di attività comportamentali, insomma, che aiutano moltissimo e facilitano anche ad elaborare un pensiero o fissare una convinzione. Le famose “parabole” del Vangelo non sono altro che esemplificazioni razionali di vita che rappresentano una idealizzazione di un concetto che racchiude, per esempio, un complicato trattato teologico sulla Fede. L’uomo ragiona con tutto il corpo: dal cervello, in primis, ma questo organo è coadiuvato dai cinque sensi-base (vista, olfatto, tatto, udito e gusto) che gli fanno pervenire la realtà esterna. La maestosità di San Pietro è una idealizzazione della Maestosità del proprio contenuto che deve apparire agli occhi di tutti – credenti e non – sensitivamente ed automaticamente come una rappresentazione tangibile dell’immensità.

Anche le azioni comportamentali che si svolgono al suo interno devono, pertanto, rappresentare questa immane Storia Divina. I rappresentanti della Chiesa, i Prelati con il Papa in testa devono attenersi ad una rappresentazione concettuale che è finalizzata nella Santa Messa, supportata anche negli atteggiamenti della vita quotidiana, semplicemente perché determinate azioni fuori “idealizzazione” agli occhi dei credenti possono sembrare indicare diversi concetti da quelli acquisiti.

Il Papa è il Rappresentante di Cristo sulla Terra! Cristo era un povero, sicuramente, ma non si è mai inchinato di fronte a Cesare. Anzi, ha ben chiarito: “dare a Cesare quel che è di Cesare”, equiparandosi, di fatto, come soggetto terreno, ad un imperatore! Cristo ha insegnato d’altronde che anche chi sieda sul “trono”, debba, come atto di umiltà (simbolo), lavare i piedi ai poveri; ma l’inchinarsi ad una Regina non Cattolica, equivale a dubitare di quel famosissimo ed importantissimo messaggio di divisione di competenze (terrene e trascendentali), che purtroppo, oggi, è sottovalutato dalla stessa Chiesa e da Prelati che pensano all’esibizione di masse festanti.

Il portarsi la borsa sull’aereo, o la mitria sotto braccio; non abitare a Palazzo, o dire che gli studenti pessimisti debbano andare dallo psichiatra, sono azioni per un Papa, che vanno fuori da quei “simboli” (parabole) con cui l’uomo ha convissuto.

Si dirà che il Papa ha voluto essere umile o gentile con una simpatica ed importante “donna”, per dimostrare che lo stesso Papa è un uomo qualunque, come gli altri, ma questo va contro la raccomandazione di Cristo che gli ha imposto: “Tu sei Pietro! E tu solo comandi nella mia Chiesa!”. Altrimenti gli avrebbe detto di fare una cooperativa di lavoratori!

Pare infatti che Papa Bergoglio voglia scaricarsi delle responsabilità acquisite automaticamente con la nomina pontificia e giochi a fare l’uomo qualunque gridando, magari, alla folla: “Queremos una generacion revoluzionaria, que vaya contra la corriente y que se juegue por los valores, y la integridad!”. Mi dispiace, ma il pacifico fedele cattolico “deve” avere un riferimento certo! Perché nell’unico vero rapporto singolo che conta e cioè: “individuo-Dio” (e non di masse oceaniche: Dio sa contare fino ad uno!) c’è, in mezzo, solo l’unico rappresentante di Dio nominato sulla Terra e, cioè, il Papa. Se mi manca proprio lui… chi mi difende? Vado dal sindacalista?