Non c’è lavoro, ma la politica continua a mangiare – di Leonardo Cecca

Caro direttore, come non essere d’accordo su quanto riportato dal tuo articolo "Primo maggio, io non festeggio". La piaga della disoccupazione è devastante, così come lo è quella delle pensioni da fame di 496 euro al mese, aumentate quest’anno di ben 3 euro, o quella dei lavoratori sottopagati e spesso in nero.

Quello che però è più vergognoso è il comportamento delle istituzioni e dei politici che nelle ciarlatanate promettono mari e monti per poi non far nulla e la cosa induce a pensare che è tutto una indegna manfrina.

A volte si dice che manca il denaro, ma da anni luce non si fa una pulizia di certi indecorosi stipendi e pensioni. Mi riferisco, ad esempio, alla regione Siciliana, nella quale i vitalizi vanno in eredità e, pertanto, ci sono persone che prendono denaro pubblico pur se il titolare è morto da decine di anni. Che dire dello sperpero di tutto l’apparato pubblico, tra gettoni di presenza e falsi rimborsi. Purtroppo oggi come oggi è tutto un magna magna ed i recenti scandali lo hanno dimostrato.

Il politico oggi è diventato uno zimbello nelle mani di imprenditori e finanzieri, i quali tirano le fila di tutto con regalie di ogni genere, dalle escort, ai viaggi, per finire ai finanziamenti alle campagne elettorali.

Qualcuno può sostenere, in un momento di pura follia, che ci sono i sindacati come ultimo baluardo in difesa dei lavoratori ma, come detto, è pura follia; basti pensare alle cause di lavoratori contro il sindacato, a Landini che critica perchè la Ferrari ha messo nella busta paga dei dipendenti un bonus di oltre 2000 euro, poiché non concordato con lui e perchè legato alla produttività.

Siamo arrivati al punto che organizzazioni cooperativistiche hanno rubato sul denaro elargito per gli immigrati, trattando costoro come carne da macello. Vabbè, qualcuno dirà che i nostri pensionati non ricevono nemmeno quanto viene dato ad un immigrato accolto in un albergo a 3 stelle.

Caro direttore, è uno scempio immane la corsa per acchiappare una poltrona per fare i propri porci comodi ed accontentare, o meglio, ricompensare chi ha organizzato e finanziato la scalata. Non è presunzione affermare di valere molto di più di un piatto di lenticchie, come non è presunzione affermare che abbiamo istituzioni che verrebbero beffeggiate e rifiutate anche dalle più sperdute tribù amazzoniche.