Napolitano lascia, grazie Re Giorgio (nonostante tutto) – di Marco Zacchera

Napolitano ha rassegnato le dimissioni dopo nove anni passati al Quirinale. Non lo avevo votato 9 anni fa perché era un vecchio comunista indottrinato e convinto che non aveva battuto ciglio mentre i carri armati sovietici seppellivano la rivolta di Budapest e la primavera di Praga. Il mio giudizio oggi è parzialmente mutato perché “Re Giorgio” ha espresso una presidenza spesso di parte (sinistra) ma ha dimostrato man mano di crescere alla ricerca di un maggiore equilibrio.

La Costituzione purtroppo prevede che il nostro presidente conti poco e sia eletto solo da 1015 grandi elettori, anziché dargli maggiori poteri ed essere eletto dal popolo; da questo quadro di sostanziale impotenza nascono limiti stringenti. Eppure è emersa la figura di un presidente che ha dovuto affrontare anni difficili stretto da tutte le parti. Debole come presidente del Consiglio superiore della Magistratura, quando non ha avuto il coraggio di bacchettare maggiormente certi magistrati troppo politicizzati, incerto quando non ha preso di punta il governo per alcune riforme (come il nuovo sistema elettorale) che vanno contro i dettati della Costituzione, così come incostituzionale è stata dichiarata la legge fino ad ora in vigore.

L’aver voluto fortemente Monti al governo prestandosi alla speculazione bancaria internazionale è stato – a posteriori – un suo grande errore, ma non è colpa di Napolitano se il centro-destra era imploso al suo interno dopo aver vinto le elezioni e i partiti si stavano e si stanno cannibalizzando, spesso marci fino al midollo.

Restano tante, troppe parole al vento (come è destino dei presidenti), ma perlomeno dette con stile, serietà, evidente preoccupazione sul futuro del Paese.

Un presidente, infine, che non si è fisicamente risparmiato fino all’ultimo e – nello scorrere veloce delle riprese TV di questi anni – si vede il crescere del peso dell’età e delle preoccupazioni. Nonostante questo Napolitano si è prestato per altri due anni difficili in cui l’Italia non è riuscita a risollevarsi nonostante le promesse di Monti, Letta e Renzi, tutti e tre nominati premier senza però aver vinto le elezioni.

Anche solo per questo impegno fisico e morale Napoletano va ora salutato e ringraziato con rispetto, anche perché non sappiamo se chi verrà dopo di lui non ce lo farà rimpiangere. Mi auguro non sia Romano Prodi, ma lo temo fortemente.

*ex deputato PdL