Movimento 5 stelle, al Circo Massimo uno spaccato di futuro (VIDEO) – di Barbara Laurenzi

Comitive di giovani e coppie di anziani. Famiglie con bambini che passeggiano e volontari che lavorano alla sicurezza. E ancora canti, dibattiti, proposte per migliorare l’economia e l’ambiente. C’era tutto questo fino ieri al Circo Massimo, trasformato per tre giorni nella ‘Woodstock a cinque stelle’, come l’hanno definita alcuni.

In realtà, quella che si è respirata durante l’ultimo raduno del Movimento è stata un’atmosfera di partecipazione e volontà politica che spesso, nei congressi di altri partiti, non si avverte più. Ed è per questo che, nonostante i numeri parlino di un flop, 150 mila secondo la Questura, 500 mila secondo il blog di Beppe Grillo, ma comunque sempre meno degli stimati 700mila a San Giovanni, passeggiando tra gli stand di questa Italia era inevitabile pensare “il futuro sono loro”.

Sono loro, gli attivisti che si informano sulle attività parlamentari molto più di quanto non facciano tanti elettori forzisti o democratici, i parlamentari meno conosciuti che intervengono dal palco spiegando i provvedimenti in maniera semplice, i rappresentanti territoriali venuti a presiedere agli stand, disposti a forma di Stivale a rappresentare visivamente l’auspicio di un’Italia a cinque stelle.

Sono loro, il popolo dei cinque stelle, più che i soliti volti noti della triade mediatica ‘Di Battista-Di Maio-Taverna’, il futuro dell’Italia. Già, perché, mentre altri elettori trascorrono domeniche annoiate sul divano, riposandosi dallo stress di un lavoro poco appagante, gli attivisti grillini si riuniscono da tutto il Paese proprio per contestare quel lavoro indegno e precario. Per tutti questi motivi, camminando al Circo Massimo, era impossibile non pensare che il futuro politico dell’Italia sarà sempre più condizionato dal Movimento 5 stelle.

A rovinare l’immagine del buon lavoro svolto da alcuni suoi parlamentari, basti pensare alla legge sul dissesto idrogeologico ferma alla Camera da mesi, primo firmatario Samuele Segoni, che avrebbe potuto forse prevenire l’alluvione di Genova, ha provveduto come sempre Beppe Grillo. Il leader che nega la leadership, colui che continua a diffondere notizie false spacciandole per vere – “in tutta l’Europa esiste il reddito di cittadinanza” -, l’uomo che crede di poter offendere arbitrariamente qualsiasi cronista gli capiti a tiro – forse pensa che loro non siano lavoratori -, colui che invita l’esercito a mettersi dalla parte del popolo contro il governo di Renzi e poi nega di aver inneggiato al colpo di Stato.

“Il Jobs Act lo hanno fatto i tedeschi e non ha funzionato – ha spiegato Grillo -. Lo hanno fatto per licenziare una persona e assumere tre precari e abbassare gli stipendi. Renzi rottama più che puoi, mandaci con il culo per terra. Abbiamo bisogno di una scrollata, è giunto il momento che ci prendiamo questo Paese e mettiamo le persone per bene dove non si sono mai viste”.

Per rilanciare il movimento, Grillo è tornato sull’idea del referendum sull’euro, come se si potesse uscire da un accordo frutto di trattati internazionali con un semplice referendum nazionale.

Oltre le parole di Beppe-Benito Grillo, spiccano i numeri. Quelli che ci raccontano di 500 volontari, 117 gazebo, 142mila mila euro raccolti con le donazioni. Quelli che parlano di un popolo di elettori e attivisti che, almeno a parole, desiderano realmente cambiare in meglio questo Paese. Rimane, però, un dubbio.

La sinistra italiana ha passato gli ultimi decenni a demonizzare l’avversario, presentandosi come uno schieramento moralmente superiore. L’atteggiamento degli elettori di quella sinistra nei confronti di qualsiasi altro era sempre caratterizzato da un senso di superiorità, loro non si ‘sporcavano le mani’ con quelli che avevano sostenuto Berlusconi, li reputavano semplicemente degli “ignoranti” perché votavano quello che loro ritenevano un uomo disonesto e, così facendo, hanno consegnato l’Italia  per venti anni proprio a quell’uomo disonesto.

Grillo è un abile e furbo comunicatore, sa che il suo diretto concorrente non è più Berlusconi ma sono i democratici. Oggi i sostenitori cinque stelle si approcciano agli elettori del Pd nello stesso modo, trattando chiunque voti a sinistra come un colpevole o uno sciocco. Siamo sicuri che, così facendo, non consegnino anche loro il Paese a uno che ritengono un dittatore per i prossimi venti anni?