Matteo Renzi leader del centrodestra? – di Marco Zacchera

Se il 56% degli italiani ha fiducia in Matteo Renzi, è evidente come tra i suoi tifosi ci siano anche molti tradizionali elettori del centro-destra. Non c’è da stupirsi, visto che la politica ondivaga di Renzi sta toccando temi che sempre sono stati cavalli di battaglia dell’attuale opposizione. Dal “feeling” con Confindustria sulla manovra finanziaria e il relativo “jobs act” al solco creato con i sindacati e soprattutto la CGIL, alle quotidiani espressioni di italico riscatto (a parole) verso l’Europa, al parlar chiaro su tanti temi con toni ed accenti degni di uno storico leader anticomunista.

Renzi è tutto questo e anche di più, sicuramente un demagogo spregiudicato ma con una logica, un lessico, un atteggiamento spavaldo degno di miglior sorte. Lui qualche volta si dice di sinistra –  è tuttora anche segretario di un partito che la sinistra l’ha addirittura nel nome, oltre che nel Dna -, ma certo è una sinistra molto diversa dalle antiche liturgie, tanto che sempre più spesso Renzi assume posizioni provocatorie e antitetiche, simili al Berlusconi del debutto. 

Credo che il premier sia furbo ed intelligente e soprattutto abbia fatto dei conti molto semplici, come il prendere atto che circa il 60% degli italiani non sono storicamente di sinistra, che il 75-80% sono moderati e non estremisti, che ormai temi e principi sono diventati trasversali. Renzi ha quindi messo gli occhi sul solido “pacchetto” di voti più o meno centristi con tutto l’interesse a crearsi un cuscinetto a sinistra di un radicato partito di “ultrà” ben sapendo che – quando anche questo gruppo arrivasse a rappresentare il 10-15% dell’elettorato – lui avrebbe ai suoi piedi lo sterminato tappeto di elettori centristi senza capi né padroni, spesso orfani di un centro-destra arrugginito e tuttora Berlusconi-dipendente, uno schieramento che in queste condizioni non saprà più risollevare la testa almeno per diversi anni.

Renzi gioca così in modo spregiudicato la carta della novità e della sua giovinezza, ha grinta e si muove un po’ da sbruffone e un po’ da consumato “bleffeur”, certo che i nodi economici oggi drammaticamente al pettine vanno affrontati anche con spavalderia e slogan, perchè comunque sarà difficile uscire da questa situazione economica. Voce grossa quindi in Europa per dare poi ad altri le colpe, con demagogia ad alzo zero.

Intanto, mentre lusinga a destra, colpisce duro il risparmio, i ceti medi, le rendite anche minime. Logico sempre incolpare “gli altri”, si chiamino Europa, banche, sindacati e tenere così tutti sulla corda con una quantità di promesse che durano lo spazio di un Tg. Si aspetta così la tribuna televisiva per annunciare il “bonus” alle mamme o gli 80 euro ai dipendenti, ma giorno per giorno si incoraggia sempre qualcuno a fargli credito.

Ricorderete le battaglie di Renzi contro le province (finite in una lenta asfissia, ma senza stabilire chi debba occuparsi poi dei problemi) oppure la crociata contro i burocrati di Stato (finita sostanzialmente nel nulla), la riforma costituzionale più o meno arenata, il sistema elettorale da tenere sottotraccia ma da infilare appena possibile per una propria “polizza sulla vita”. Gli italiani lo guardano spesso come ad un’ultima speranza, ad una moderna Madonna delle Grazie e sperano intanto di passare il cerino acceso a qualche altro alla “io speriamo che me la cavo”. Questa è l’Italia di Renzi che tira a campare fino alla fine del mese… e poi si vedrà. Tanto che Matteo potrebbe perfino candidarsi a leader del centro-destra, molti lo voterebbero comunque, non fosse che per disperazione.