Matteo Renzi, altro che nuovo che avanza! – di Leonardo Cecca

Speravo che Renzi fosse veramente una persona "nuova", ma con il passare dei giorni mi ricredo sempre di più sia sulle sue capacità sia sulle sue idee: in poche parole non è il "nuovo che avanza", ma il vecchio che ha cambiato nome, come è successo nel tempo al PCI che attraverso vari cambiamenti, però solo di sigla, è arrivato all’attuale Pd.

Pur lasciando nel dimenticatoio tutte le promesse non mantenute che si sono tradotte solo nel fare le scarpe a Letta – ma fin qui poco male in quanto ci ha liberati di un premier insignificante -, quello che però è grave è che lui si sta comportando, pur se con una dialettica diversa, come Letta e Monti. Da cattocomunista pensa di risolvere i problemi economico-finanziari solo alzando le tasse ed il tutto condito da promesse alquanto spudorate, del tipo: "Ci siamo dati delle scadenze. Se il 27 maggio non arrivano i soldi sono un buffone…", da notare che le elezioni europee sono solo due giorni prima. Se una cosa del genere l’avesse detta Berlusconi i magistrati avrebbero fatto a gara per incriminarlo per "voto di scambio" ed il Pd e sindacati, gridando allo scandalo ed alla scorrettezza, avrebbero organizzato scioperi ad oltranza.

Ora questo "nuovo che avanza" pretende di sanare le finanze dello stato riducendo le Forze dell’Ordine e ponendo un tetto massimo allo stipendio dei manager statali che non dovrebbe superare quello del Capo dello Stato. Anche questa ridicolaggine poteva evitarla, in quanto il paragone è privo di basi solide: non tiene conto dei meriti e/o demeriti dei singoli manager, i quali se incapaci possono anche essere cacciati mentre il nostro attuale "re" viene eletto solo in base alle idee politiche ed anche se dimostra di non essere imparziale, poco importa, resta sempre sulla poltrona dorata. Sarebbe inoltre più serio abbinare tale ridimensionamento di compensi a tagli di spesa ben più incisivi che riguardano lo sperpero ed il clientelismo che si consuma quotidianamente in tutti i palazzi del potere, ma, purtroppo, tali provvedimenti sono contrari alla logica cattocomunista e sindacale.

Quello che più di tutto sorprende è che il giovane genio del "nuovo che avanza" non ha capito che per rilanciare l’economia bisogna diminuire le tasse e mettere le aziende nelle condizioni di lavorare e non di delocalizzare. Si è mai chiesto Renzi il perchè del fenomeno inarrestabile e sempre più voluminoso della delocalizzazione? Le cause principali non sono tanto il maggior costo della nostra manodopera, quanto e, soprattutto, il maggior costo dell’energia, i nostri sindacati, le tasse e l’inefficienza della nostra macchina statale e della pubblica amministrazione che si traducano in una burocrazia asfissiante oltre ogni misura. Ecco, non aver capito e/o far finta di non capire queste semplici cose significa essere immersi nel più totale oscurantismo politico ed ideologico. Il leader degli industriali ha parlato a chiare lettere ma, come dice un adagio, "non c’è più sordo di chi non vuol sentire" e Renzi, che ogni giorno che passa dà sempre di più l’impressione di essere un quaquaraqua, sembra proprio che si sia messo i tappi nelle orecchie.