Matteo Renzi, ‘dalla crisi si può uscire: io non mollo di un millimetro’

Matteo Renzi, in una lunga intervista a Repubblica, ammette: “E’ vero, la ripresa è debole. Ma – sottolinea – non siamo messi male e il prossimo non sarà un autunno caldo. La Troika non arriverà e se mai ci fosse bisogno di una manovra, non imporremo nuove tasse. E comunque rimarremo sotto il 3% nel rapporto deficit/pil". Ancora: “So bene che la ripresa è fragile, come dice Draghi. L’eurozona cresce meno degli altri. L’Italia non ha invertito la marcia e non la invertirà con la bacchetta magica. Ma la narrazione degli autunni caldi è un noioso deja vu".

Secondo il presidente del Consiglio "ci sono le condizioni per uscire dalla crisi. Io definisco gufi non quelli che parlano male di me: chi parla male di me o mi critica mi aiuta, spronandomi a fare meglio. I gufi sono quelli che criticano l’Italia e sperano che non ce la faccia. Ci sono i gufi professori, i gufi brontoloni, i gufi indovini. Anche se questi ultimi dopo il 25 maggio parlano di meno. Ma basta con questo clima di rassegnazione. I cittadini hanno ancora voglia di crederci. E io non mollo di un millimetro".

"Come sarà l’Italia a fine anno lo vedremo – prosegue il premier -. A chi dice che gli 80 euro non hanno rilanciato i consumi, rispondo di aspettare i risultati consolidati. Ma si tratta di un fatto di giustizia sociale, il più grande aumento salariale degli ultimi anni. La crescita è negativa da tempo. Avviandosi verso lo zero darebbe segnali di miglioramento. Comunque per me il metro chiave è il numero degli occupati. Anche questo mese più cinquantamila. Ma non basta". E del rapporto con il ministro Padoan che, secondo gli analisti politici non andrebbe bene, dice: "Non me ne sono accorto. Credo neanche lui".

"Definire le cifre del 2015 è prematuro. Iniziamo col dire che non ci sarà manovra correttiva quest’anno, con buona pace dei Brunetta & company. Abbiamo un impegno di ridurre le spese di 16 miliardi, che vuol dire di circa il 2% della spesa. Cercheremo di mantenerlo. In ogni caso non toccheremo le tasse: tutti i denari che servono verranno dalla riduzione della spesa. Ecco perché non mi interessa il nome del commissario alla spending, ma la sottolineatura che la spending è scelta politica, non tecnica che dipende dalla politica".

"Con l’approvazione della riforma costituzionale questa legislatura sarà intera. Questa riforma non è la chiave di tutti i problemi. Ma è il simbolo più forte. Dopo la sua approvazione, a settembre partono i 1000 giorni". E aggiunge: "Il lavoro e già partito e i mille giorni saranno presentati entro il mese di agosto. Ma l’impianto complessivo possiamo costruirlo solo se c’è il passaggio preliminare delle riforme costituzionali".

Sulla possibilità del ritorno al voto nel 2018 dice: "La data delle elezioni in Italia è decisa dal presidente della Repubblica. Che fa le proprie valutazioni sulla base della Costituzione e del lavoro dei parlamentari. La mia scommessa è che questa legislatura abbia una dimensione quinquennale".

Renzi sostiene che si può cambiare del testo all’esame del Senato "tutto quello su cui c’è la maggioranza. Questa non è una riforma imposta, ma costruita da un paziente lavoro di ascolto e dialogo". Secondo Renzi "le opposizioni hanno dato vita a un ostruzionismo ingiustificato. Quando sento che si lamentano di Grasso, io dico che il presidente del Senato è stato troppo accondiscendente con le richieste delle opposizioni. Alcune scelte di Grasso ci sono parse sinceramente sbagliate. Ma non lo abbiamo attaccato perché abbiamo rispetto della seconda carica dello Stato e delle istituzioni. Il ‘canguro’ è uno strumento di decoro a meno che non si voglia davvero prendere sul serio gli emendamenti di chi ha proposto – come il costituzionalista Minzolini – di cambiare in Gilda il nome della Camera". Indica quindi che il referendum confermativo si potrà tenere "ragionevolmente tra il 2015 e il 2016".

Per Renzi il dialogo vale anche per la legge elettorale. "Ci siamo sottoposti anche allo streaming dei grillini che pure adesso pare preferiscano il modello Pinochet, una pagina di storia decisamente democratica secondo loro. Noi ci siamo. Però ci devono stare tutti i contraenti. Perché le regole si scrivono insieme".

Sottolinea che preferenze, le soglie di sbarramento e quella per accedere al premio di maggioranza "sono i punti di maggior discussione. C’è anche chi vuole i collegi sulla base del Mattarellum. Vediamo. L’importante è tenere al tavolo tutti quelli che ci vogliono stare. Sapendo però che l’Italicum per il Pd è il sistema meno conveniente. Ma per me il più equilibrato e giusto". E sui tempi della legge dice: "Non c’è urgenza per elezioni imminenti. Ma è urgente per non perdere la faccia coi cittadini. E’ calendarizzato dal primo settembre al Senato per la seconda lettura".