Marò italiani all’estero, sale la tensione tra Italia e India

Sempre più alta la tensione tra Italia e India sul caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Oggi ad Amburgo si è svolta la prima udienza presso il Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), cui il nostro governo si è appellato con urgenza in attesa che si pronunci la Corte dell’Aja, nell’ambito della procedura di arbitrato internazionale avviata lo scorso 26 giugno.

Nello specifico, all’Itlos l’Italia chiede la giurisdizione sul caso, il rientro di Girone dall’India e la permanenza nel nostro Paese di Latorre affinché il fuciliere (operato al cuore) possa completare il proprio recupero. La decisione dell’Itlos è attesa non prima del 24 agosto, ma poi sarà il collegio arbitrale dell’Aja a decidere nel merito della controversia.

"Oggi la prima udienza al Tribunale internazionale di Amburgo. L’Italia è unita con i fucilieri Girone e Latorre" ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Nell’aula del Tribunale di Amburgo sono state molto dure le parole pronunciate dall’ambasciatore italiano all’Aja Francesco Azzarello, il quale ha parlato di "disprezzo" per il giusto processo da parte dell’India che ritiene già colpevoli i nostri fucilieri di marina e non ha formalizzato ancora alcun capo di incriminazione nei loro confronti.

L’ambasciatore ha denunciato inoltre "una serie di violazioni del diritto internazionale" da parte dell’India sulla libertà di navigazione, il dovere di adempiere agli obblighi della Convenzione del mare, la giurisdizione esclusiva dello Stato della bandiera e il dovere di cooperare alla repressione della pirateria.

La situazione va risolta con urgenza – è stato il ragionamento di Azzarello – anche a causa dello stress e del deterioramento delle condizioni di salute cui sono sottoposte le persone direttamente o indirettamente coinvolte nella vicenda.

Nel documento che l’Italia ha presentato al tribunale di Amburgo si legge inoltre che Girone "è trattato come un ostaggio, costretto a restare in India nonostante non sia stato ancora incriminato" e usato come garanzia per il rientro di Latorre, alla fine della sua permanenza in Italia stabilita dalla Corte suprema indiana per gennaio 2016.

Infine, sottolinea il documento presentato dall’Italia, "gli ultimi rapporti medici sullo stato di salute del sergente Latorre evocano rischi che potrebbero verificarsi se fosse costretto a tornare in India".

Altrettanto dura la risposta di New Delhi, che respinge le richieste dell’Italia sottolineando che "definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo", visto che il marò "gode di una vita confortevole", lanciando accuse al nostro Paese di essere in "malafede" per "non aver mantenuto promesse solenni".